L’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo continua a estendersi. Al 26 agosto 2026 sono stati segnalati 5.794 casi confermati, di cui 2.786 decessi, con un tasso grezzo di letalità del 48,1%. Lo riferisce l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel Disease Outbreak News pubblicato il 28 agosto.
Rispetto all’aggiornamento del 14 agosto, le zone sanitarie interessate sono passate da 54 a 60. Le province coinvolte sono sei su 26: Bas-Uélé, Haut-Uélé, Ituri, North Kivu, South Kivu e Tshopo. Sei nuove zone sanitarie hanno segnalato casi: Ganga e Viadana nel Bas-Uélé, Biena, Manguredjipa e Mutwanga nel North Kivu e Tshopo nell’omonima provincia.
L’epidemia resta un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, ma non soddisfa i criteri per una “pandemic emergency”. La valutazione è stata confermata dal direttore generale dell’Oms sulla base delle indicazioni del Comitato di emergenza riunito il 18 agosto.
Il Comitato segnala inoltre una possibile sottostima delle dimensioni dell’epidemia. I modelli disponibili indicano che il numero reale delle infezioni potrebbe essere da tre a quattro volte superiore rispetto a quello rilevato dalla sorveglianza. In assenza di una rapida modifica della traiettoria della trasmissione, casi e decessi potrebbero raggiungere livelli superiori a quelli dell’epidemia di Ebola registrata in Africa occidentale tra il 2013 e il 2016.
Secondo le stime basate sui casi, il tempo di raddoppio dell’epidemia è di 52 giorni, con un Rt pari a 1,24. L’Oms ritiene però che questi valori possano sottostimare la trasmissione. Le stime basate sui decessi indicano un tempo di raddoppio di 21 giorni e un Rt di 1,55.
La capacità di risposta resta sotto pressione. Al 12 agosto erano operativi 21 laboratori in grado di effettuare test per il virus e circa 1.000 posti letto per i pazienti, rispetto a un fabbisogno stimato di 3.000. L’Oms segnala inoltre difficoltà nell’accesso alle aree colpite, interruzioni nelle catene di approvvigionamento e carenze di risorse.
L’impatto riguarda anche gli altri servizi sanitari. In alcune aree interessate dall’epidemia il ricorso all’assistenza sanitaria è diminuito di oltre il 40%. Nella provincia di Ituri le morti materne sono raddoppiate da maggio, superando in media sei casi alla settimana.
Sull’andamento dell’epidemia è intervenuto anche Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, che ha richiamato la necessità di disporre in anticipo di piattaforme tecnologiche in grado di accelerare lo sviluppo di vaccini, anticorpi monoclonali e altre contromisure.
«Non possiamo aspettare che una crisi sanitaria sia già in corso per costruire gli strumenti necessari ad affrontarla», ha affermato Rappuoli. Il direttore scientifico ha inoltre richiamato i progressi ottenuti dalla ricerca internazionale nella produzione rapida di antigeni ricombinanti del virus Ebola Bundibugyo e il ruolo delle collaborazioni tra istituzioni di ricerca, università e partner internazionali.