
Esistono specifiche regioni del cervello che vengono danneggiate dall'ipertensione, e che possono contribuire al declino dei processi mentali e allo sviluppo della demenza, secondo uno studio pubblicato sull'European Heart Journal.
«Utilizzando una combinazione di approcci di imaging, genetici e osservativi, abbiamo identificato parti specifiche del cervello che sono interessate dall'aumento della pressione sanguigna, tra cui il putamen e specifiche regioni della sostanza bianca» esordisce
Tomasz Guzik, della University of Edinburgh, Regno Unito, e dello Jagellonic University Medical College di Cracovia (Polonia), autore senior dello studio. «Abbiamo pensato che queste aree potessero essere quelle in cui l'ipertensione influisce sulla funzione cognitiva, come la perdita di memoria, le capacità di pensiero e la demenza. Quando abbiamo verificato i nostri risultati studiando un gruppo di pazienti in Italia che avevano la pressione alta, abbiamo scoperto che le parti del cervello che avevamo identificato erano effettivamente colpite» prosegue l'esperto. I ricercatori hanno utilizzato i dati di imaging di risonanza magnetica cerebrale di oltre 30.000 partecipanti allo studio UK Biobank, informazioni genetiche provenienti da studi di associazione genome-wide (GWAS) da UK Biobank e altri due gruppi internazionali (COGENT e International Consortium for Blood Pressure) e la randomizzazione mendeliana, per determinare se l'ipertensione fosse effettivamente la causa di cambiamenti in specifiche parti del cervello invece di essere semplicemente associata a queste variazioni. Gli autori hanno scoperto che i cambiamenti presenti in nove parti del cervello, tra cui il putamen, la radiazione talamica anteriore, la corona radiata anteriore e l'arto anteriore della capsula interna, erano effettivamente correlati a una pressione sanguigna più alta e a una peggiore funzione cognitiva. I cambiamenti rilevati comprendevano diminuzioni del volume del cervello e della superficie della corteccia cerebrale, variazioni delle connessioni tra le diverse parti del cervello e modifiche nelle misure dell'attività cerebrale. In un editoriale di accompagnamento,
Ernesto Schiffrin, del Sir Mortimer B. Davis-Jewish General Hospital e della McGill University di Montreal (Canada) e
James Engert, del McGill University Health Center Research Institute, sempre a Montreal, sottolineano che saranno necessari ulteriori studi meccanicistici rispetto agli effetti della pressione sanguigna sulla funzione cognitiva, per determinare i percorsi causali precisi e le regioni cerebrali rilevanti.
European Heart Journal 2023. Doi: 10.1093/eurheartj/ehad101
http://doi.org/10.1093/eurheartj/ehad101European Heart Journal 2023. Doi: 10.1093/eurheartj/ehad187
http://doi.org/10.1093/eurheartj/ehad187