
«Le funzioni del medico scolastico sono state assorbite dal pediatra di famiglia, a scuola sarebbe più funzionale l'infermiere, incaricato di occuparsi di campagne educazionali in un sistema dove il case manager è il pediatra di famiglia».
Antonio D'Avino presidente della Federazione Medici Pediatri principale sindacato dei pediatri del territorio risponde così al sottosegretario alla salute
Marcello Gemmato che aveva auspicato un ritorno al medico scolastico.
Al convegno 'Manifesto della salute e benessere della città, un approccio integrato per affrontare i temi di salute pubblica', iniziativa dell'Intergruppo Parlamentare Qualità di Vita nelle Città, Gemmato aveva spiegato come «facendo i conti con i limiti del bilancio, e soprattutto con la carenza degli operatori sanitari, sarebbe bello avere nelle scuole la presenza del medico sanitario che inizia a identificare le patologie emergenti, gli stili di vita non salutari, tra cui sedentarietà e cattive abitudini alimentari». Ed auspicava «una sanità territoriale presente negli agglomerati urbani, capace di farsi carico dell'emergenza delle patologie e della prevenzione, con la presenza dello Stato e degli operatori sanitari sin dalla giovane età». Replica D'Avino che le funzioni del medico scolastico sono state riassorbite da un pediatra di libera scelta che «ha fatto della prevenzione, dell'educazione sanitaria e della promozione di corretti stili di vita la propria mission. Il Decreto ministeriale 77 propone uno sviluppo moderno dell'assistenza territoriale con nuovi modelli organizzativi che non prevedono la figura del medico scolastico. Quest'ultima, intesa con gli stessi compiti e funzioni pensate al momento della sua istituzione, rappresenterebbe una copia del medico delle Cure Primarie, costituendo peraltro un centro di spesa non sostenibile in questo momento storico». Invece, per D'Avino «ben vengano attività in cui il pediatra di famiglia coordina iniziative sulla Prevenzione nel setting scolastico. Qui, più genericamente, il Pdf potrebbe guidare delle equipe distrettuali (equipe di AFT), costituite da tutte quelle figure professionali fondamentali nella presa in carico di minori da assistere con un approccio innovativo, ad esempio quelli con malattie croniche/rare. Del gruppo multiprofessionale potrebbero far parte anche gli "psicologi delle cure primarie", che contribuirebbero in modo significativo al governo sociosanitario dei bambini/adolescenti italiani».
Con quest'ultima sottolineatura, indirettamente, D'Avino risponde anche ad una sollecitazione di Italo Farnetani, ordinario di Pediatria dell'Università Ludes-United Campus of Malta, che all'Adnkronos Salute aveva ricordato da una parte la presenza di un 10% di under 18 non visitati da nessun medico, né pediatra, né dentista, con problemi conseguenti nella prevenzione e dall'altra aveva auspicato l'introduzione negli istituti scolastici anche dello psicologo, «inserito in un quadro più grande di collaborazione interdisciplinare fra docenti, psicologi e pediatri», aggiungendo che se nella scuola primaria «a volte il basso rendimento scolastico può essere dovuto anche a problematiche di salute come deficit visivi o uditivi, nella scuola secondaria di secondo grado il focus è il disagio psicologico». «In conclusione -spiega il presidente FIMP - occorre fare valutazioni ben ponderate sulle conseguenze che la duplicazione di alcuni ruoli (pediatra di famiglia e medico di medicina generale) già ben definiti nel tessuto sociale può determinare, rischiando di diventare un piano di lavoro poco realizzabile e addirittura improduttivo».