Clinica
01/03/2023

NGF può prevenire i danni da trauma cranico. Ecco come da uno studio italiano

Un gruppo di ricercatori dell'Istituto di farmacologia traslazionale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ift) di Roma ha messo a punto, in uno studio preclinico, un trattamento di somministrazione intranasale della molecola Nerve Growth Factor (NGF) che potrebbe limitare le conseguenze dei traumi cerebrali, come l'insorgenza di disabilità motorie.

La ricerca, i cui risultati sono pubblicati sul British Journal of Pharmacology, è stata sviluppata nell'ambito di un progetto di medicina traslazionale finanziato dal Ministero della Salute che, oltre ai ricercatori del Cnr-Ift Marzia Soligo e Luigi Manni, ha visto il coinvolgimento di ricercatori clinici della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, guidati dal professor Antonio Chiaretti. La sperimentazione, quindi, si inserisce in un contesto di cura nel quale è necessario agire con la massima tempestività  è noto, infatti, che in conseguenza di un trauma cerebrale (lesione primaria) si possono verificare in breve tempo una successione di eventi molecolari e biochimici tali da peggiorare ulteriormente il danno.

Nello studio, i trattamenti hanno previsto la somministrazione di NGF umano su modelli murini con NGF ricombinante umano (50 microgrammi/Kg) e 24 ore dopo sono stati valutati i test comportamentali motori, i test morfometrici e biochimici. L'NGF intranasale ha prevenuto l'insorgenza di disabilità motorie indotte da trauma cranico, riducendo l'astrogliosi reattiva, l'attivazione della microglia e il contenuto di IL-1beta, che dopo il trauma cranico si sviluppa nella stessa misura sia nella zona di impatto che nell'ipotalamo.

"Abbiamo potuto constatare che questa molecola, messa a disposizione da Dompé farmaceutici, inoculata immediatamente dopo il trauma cerebrale, riesce a limitare e prevenire lo sviluppo di danni secondari responsabili della progressione generalizzata del danno cerebrale, come le disabilità di tipo motorio, sia nella zona di impatto (corteccia parietale) che in altre aree del cervello, quali l'ipotalamo. Sappiamo che le lesioni cerebrali traumatiche (TBI), che rappresentano uno dei maggiori problemi nel campo della neurologia, causano ogni anno in Europa circa 1,5 milioni di ricoveri e le popolazioni pediatriche e adolescenziali risultano essere ad alto rischio. Nell'ambito del progetto, inoltre, è in corso di svolgimento il primo studio clinico autorizzato in Italia che prevede l'uso di NGF veicolato al cervello tramite somministrazione intranasale in bambini con esiti di TBI grave. Benché questo trattamento sia applicato a pazienti con traumi cronici - cioè a distanza di mesi dal trauma - l'aspettativa è che questi dati preclinici possano aprire all'esplorazione degli effetti del trattamento precoce con NGF, da associare alle cure primarie per coloro che hanno appena subito una lesione cerebrale grave", conclude Luigi Manni, ricercatore del Cnr-Ift e primo autore della ricerca.

"Sappiamo che queste lesioni possono attivare una serie di conseguenze a cascata quali ischemie (per un ridotto apporto di sangue), ipossie (per carenza di ossigeno) e neuroinfiammazioni, che acutizzano la gravità e aumentano l'estensione della lesione, con esiti spesso permanenti e invalidanti. Il nostro studio nasce quindi dalla necessità di prevenire, o limitare, alcuni di questi meccanismi che determinano l'insorgenza di danni secondari", spiega Marzia Soligo del Cnr-Ift, co-autrice del progetto.
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