Europa e Mondo
25/01/2023

Trapianti, record donazioni d'organo ma ancora troppi no a dichiarazioni di volontà. Il report Cnt

Il 2022 è stato l'anno record per le donazioni d'organo in Italia. «Per la prima volta hanno superato quota 1.800 in un anno: sono state complessivamente 1.830 (+3,7%), 1.461 da donatori deceduti e 369 da viventi. Un risultato frutto in particolare di un nuovo aumento delle donazioni potenziali segnalate in rianimazione (2.662, +4,1%), che fanno un nuovo passo verso i livelli pre-Covid. La pandemia, d'altra parte, aveva avuto il suo impatto più forte proprio sulle terapie intensive. Sono i dati del report del Centro nazionale trapianti (Cnt), presentati oggi al ministero della Salute dal ministro Orazio Schillaci insieme al direttore del Cnt, Massimo Cardillo, e al presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro. Nel 2022 si è registrato un «record per le donazioni di organi e ciò ha portato in aumento notevole dei trapianti con il secondo miglior risultato di sempre, pari a 3887. Tuttavia, ci sono ancora molti pazienti in attesa di trapianto ed i fabbisogni non sono del tutto soddisfatti: bisogna dunque promuovere di più la cultura della donazione», ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, annunciando che la giornata nazionale della donazione di organi si terrà domenica 16 aprile e partirà la campagna annuale di comunicazione.

Sono ancora troppi i 'No' alle dichiarazioni di volontà in favore della donazione di organi. Emerge dal report del Centro nazionale trapianti (Cnt). Le dichiarazioni di volontà alla donazione depositate nel Sistema informativo trapianti al 31 dicembre 2022 hanno superato quota 14 milioni e mezzo: 72% i consensi e 28% le opposizioni. Quelle registrate nel solo 2022 nei Comuni italiani attraverso il sistema CIE (carta d'identità elettronica) sono state 2,7 milioni, con una percentuale di no del 31,8% (+0,7% rispetto al 2021). In generale si è espresso (positivamente o negativamente) il 55,5% dei cittadini che hanno fatto richiesta del documento, mentre gli altri hanno deciso di non registrare alcuna indicazione. Le opposizioni registrate in vita restano alte, specialmente nelle regioni del Sud dove sfiorano o in qualche caso superano il 40%: un dato che conferma la necessità di sensibilizzare soprattutto due fasce d'età, i 18-30enni (tra i quali la percentuale di opposizione è più alta rispetto ai 30-40enni, e questo è particolarmente valido per i neomaggiorenni) e gli over 60, tra i quali è frequente la convinzione che la donazione sia impossibile per ragioni anagrafiche. Il recente trapianto di fegato realizzato in Toscana grazie alla donazione di una donna di quasi 101 anni (la più longeva di sempre a livello mondiale) dimostra che l'età non è ostacolo alla donazione.

Nel 2022 in Italia sono aumentati i trapianti e le donazioni di organi, tessuti e cellule staminali emopoietiche. Per i trapianti c'è stato un boom: il numero complessivo è stato di 3.887, quasi 100 in più rispetto al 2021 (+2,5%) e secondo miglior risultato di sempre, con tassi regionali in crescita quasi ovunque: la Lombardia si conferma la regione nella quale si realizzano più interventi, seguita da Veneto (che è la prima in rapporto alla popolazione), Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio. Il tasso nazionale di donazione per milione di popolazione (pmp) risulta il più alto di sempre (24,7) e pone ancora una volta l'Italia ai vertici europei dietro alla Spagna e insieme alla Francia - evidenzia il rapporto - La regione con il tasso di donazione più elevato si conferma la Toscana (49,3 donatori pmp), ma va segnalato l'aumento esponenziale del tassoin Emilia-Romagna (46, +8,8 sul 2021) e il buon risultato del Veneto (36,3, +6,2). Ancora indietro nel complesso il Centro-Sud, con qualche lieve segnale di crescita in Lazio, Campania e Calabria. «L'auspicio è che nei prossimi anni il trend positivo» dei potenziali donatori «possa crescere, perché grazie a questa attività possiamo garantire alle persone che sono oggi in lista d'attesa l'opportunità di poter avere una vita più lunga e una qualità della vita migliore», ha concluso il Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro.
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