
La medicina di famiglia è pronta a prendere in carico la vaccinazione contro l'herpes zoster come fin qui ha fatto con l'antinfluenzale. Una vaccinazione che ha numeri ancora ancora bassi, eppure nelle varie regioni quest'anno sono lievitati i numeri, dopo l'immissione in commercio del nuovo vaccino ricombinato che, affiancandosi all'attenuato, va a coprire anche pazienti immunodepressi ai quali in origine l'inoculo era sconsigliato. Dal convegno di Italia Longeva "Strategie e strumenti per aumentare la prevenzione vaccinale contro l'herpes zoster", patrocinato da Regione Lombardia, Fimmg Lombardia, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) e Società Italiana di Igiene (SItI), giunge un punto sulle potenzialità vaccinali del territorio. Con sorprese importanti, pur restando su livelli di copertura lontanissimi dal target del 50%. A Roma gli inoculi sono ottuplicati; in Lombardia sono sestuplicati; a Torino in due mesi e mezzo c'è stato un boom dell'accesso diretto agli hub ospedalieri e dei Mmg. E ora sono i residenti a pressare medico e farmacista per vaccinarsi. Il bergamasco Mario Sorlini, presidente della coop IML - 900 mila residenti vaccinati dal coronavirus dal 2021 ad oggi- registra nelle 11 strutture dove i 767 soci vaccinano la crescente richiesta della gente perché arrivi l'anti Zoster. E, sulla carta, chi chiede al suo medico di vaccinarsi ha porte aperte: i medici di famiglia in Lombardia hanno praticato fin qui il 70% dei vaccini antinfluenzali, il 10% i farmacisti, le risposte sono in linea con le migliori attese. Come quelle delle Rsa dove oltre il 12% degli anziani ha ricevuto il vaccino anti-herpes. Cosa non funziona allora, in generale?
Annalisa Mandorino, Segretaria Generale dell'associazione di pazienti Cittadinanzattiva, riferisce come accanto alla diversa possibilità di reperire i vaccini nelle 20 regioni, i medici di famiglia lamentino problemi di tempo per offrire agli assistiti una somministrazione informata; se il cittadino è abbastanza sensibilizzato, informare tutti capillarmente è fondamentale per raggiungere i target della campagna vaccinale. Non aiuta il fatto che la vaccinazione sia gratuitaper over 65 ed immunodepressi ma non tra i 50 ed i 64 anni, età in cui pure è raccomandata. Come mai questa contraddizione? Risponde Gianni Rezza DG Prevenzione ministero Salute: «Oggi non abbiamo dati di copertura vaccinale effettivi, è carente l'offerta attiva del vaccino e sono basse la percezione della malattia e la copertura anche nelle coorti dove il vaccino è gratuito. Qualcuno teme di vaccinarsi "troppo": negli ultimi 2 anni le vaccinazioni dell'anziano sono influenzate dalle dosi Covid, quando crescono questa cala l'antinfluenzale». Con i nuovi dati però la questione della scarsa adesione può essere riconsiderata.
Medici e farmacisti ribadiscono la disponibilità. Per
Paola Pedrini segretario Fimmg Lombardia, «occorre però che le regioni semplifichino l'accesso alle forniture in quantità e capillarità. Da noi va bene la distribuzione per conto in farmacia per antinfluenzale ed antipneumococcico, Non potremmo occuparcene direttamente perché abbiamo chiaramente altre incombenze di salute dei nostri assistiti». Cresce anche la centralità del farmacista che in pandemia ha semplificato l'accesso alla ricetta elettronica, al green pass, ai tamponi. Sui vaccini Covid, 1000 farmacie coinvolte -spiega Annarosa Racca Federfarma Lombardia - oggi effettuano 7 mila inoculazioni al giorno e possono riproporsi sull'herpes. Per Andrea Mandelli presidente FOFI la farmacia è la vera risposta sotto casa per chi intenda vaccinarsi; con la medicina generale, può prendere in carico l'atto vaccinale dalla raccolta dati alle consulenze post-inoculazione.
Nel complesso, non sembrano invincibili quella "bassa percezione del rischio di contrarre l'infezione e della potenziale gravità della malattia", e la "diffusa disinformazione circa l'esistenza di vaccini efficaci e gratuiti per i sessantacinquenni" apertamente denunciate da
Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva. Ma occorre motivare. Francesco Landi presidente SIGG ricorda come ogni anno 160 mila italiani si ammalino di herpes ed il 25% di nevralgia post-erpetica con un dolore così forte da comportare ripercussioni su lavoro, familiari. Il vaccino è efficace nel prevenire riaccensione dell'herpes e complicanze nel 95% degli over 50 e nel 91% degli over 70. Ciò ha un vantaggio in termini sia di costi delle cure sia di giorni di abilità riconquistati. Studi dell'Università Cattolica di Roma esposti da Annalisa Calabrò esperta di Technology Assessment nello stesso ateneo, quantificano risparmi per 260 mila euro annui ogni 400 utenti vaccinati, e circa 40 mila euro di maggiori entrate recuperate recandosi al lavoro.