
In 25 anni di vaccinazione contro la varicella gli Stati Uniti hanno prevenuto 91 milioni di casi, 238.000 ricoveri e circa 2000 decessi dovuti direttamente a questa malattia infettiva. Sono questi i dati presentati alla Settimana delle malattie infettive (IDWeek) 2022 a Washington D.C. da Mona Marin, epidemiologa presso i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), basandosi sui dati dai CDC americani stessi.
Gli Stati Uniti sono stati il primo paese a introdurre un programma di vaccinazione anti-varicella. Nel 1995 veniva lanciato per la prima volta, negli Stati Uniti, un programma di vaccinazione universale per proteggere bambini e operatori sanitari da questo virus. Il programma, indicano i dati, ha avuto risultati estremamente importanti che si sono estesi poi per altre categorie di persone.
Nel 2007 è stata introdotta l'attuale politica delle due dosi. La somministrazione della prima dose è raccomandata all'età di 12-15 mesi e la seconda all'età di 4-6 anni. La vaccinazione è obbligatoria prima di entrare all'asilo e alla scuola dell'infanzia.
Una dose del vaccino è moderatamente efficace nella prevenzione di tutta la varicella (82%) ed è altamente efficace nella prevenzione della varicella grave (oltre il 97%). La seconda dose aggiunge un 10% in più a questi dati, prevendo in maniera efficace anche il contagio. Infatti, ad oggi, è estremamente raro trovare persone under20 ricoverate o morte a causa della varicella. Ma, grazie, a questa alta efficacia i benefici si sono estesi anche ad altre categorie. Anche le persone immunocompromesseo le donne incinte e i neonati troppo piccoli per essere vaccinati hanno beneficiato delle vaccinazioni dei bambini. Grazie alla campagna di vaccinazione l'incidenza totale nel 2019 era diminuita del 97%, i ricoveri erano diminuiti del 94% e i decessi, nella popolazione generale, erano diminuiti del 97%. Ogni anno, infatti, negli Stati Uniti, grazie al programma di vaccinazione, vengono prevenuti circa 3,8 milioni di casi, 10.500 ricoveri e 100 decessi per varicella, ogni anno.
I ricercatori, oltre al calcolo sanitaria, hanno anche stimato il vantaggio economico e hanno riscontrato un guadagno netto di 23 miliardi di dollari, sommando sia l'impatto diretto per il sistema sanitario sia i vantaggi indiretti dovuti all'aumento di produttività e salario grazie minor tempo dedicato dai genitori alle cure parentali dei bimbi malati.