Europa e Mondo
05/10/2022

Medicina scolastica, un tavolo per rinforzare assistenza territoriale con reti a misura di alunni e famiglie

Un medico per ogni scuola. Era la regola, 30 anni fa. La sostenevano due decreti presidenziali, risalenti al 1961 e al 1973, tuttora non abrogati. Almeno a livello teorico, dunque, la medicina scolastica è ancora materia "attuabile". Ma a scuola non ci sono più i medici: da una parte le regioni hanno affidato sempre più compiti di prevenzione ai pediatri, dall'altra si sono esaurite le convenzioni dei medici dei servizi (cioè la maggioranza dei medici scolastici), che dopo 5 anni in base alla legge 502/92 possono optare per la dirigenza medica e lasciare la scuola senza essere sostituiti. Oggi, iniziano a scarseggiare persino i medici di famiglia e i pediatri. Eppure, durante il Covid le scuole si sono rivelate presìdi di sanità inattesi. Un esempio giunge da Beatrice Lorenzin, ex ministro della salute e senatrice Pd, tra i protagonisti di un incontro tenuto al Centro Studi Americani di Roma per la presentazione di un tavolo di rilancio della medicina scolastica: «Quando nelle segreterie degli istituti sono state collocate le cassette per prenotare lo psicologo, in anonimo, si sono riempite subito. Impressionante la richiesta d'aiuto giunta dai giovani in tempo di Covid-19. Psicologi, assistenti sanitari, pediatri, medici di famiglia ed igienisti sanitari oggi possono utilizzare proprio la scuola per interfacciarsi di fronte al disagio degli adolescenti». A Roma, un gruppo di lavoro coordinato dalla Fondazione the Bridge in collaborazione con HCI - Health City Institute, Istituto di ricerca sulla salute nelle cittaÌ, e C14+, Osservatorio permanente sui determinanti di salute nelle 14 CittaÌ Metropolitane ha presentato, con il contributo non condizionato di AstraZeneca, un documento rivolto a dirigenti scolastici, medici, politici e comuni: proposte che non vanno nel senso di reintrodurre il medico scolastico degli anni Settanta, ma fanno della scuola uno snodo dell'assistenza di prossimità.

Politici e pediatri allineati - Per Andrea Mandelli responsabile sanità Forza Italia e presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, la rete di assistenza di "prossimità" prevista dal DM 77 dovrebbe orbitare anche sulla scuola, specie nei territori dove si fatica a trovare il medico ed il pediatra: «Abbiamo bisogno di rimettere insieme prevenzione ed informazione e di mettere in rete i professionisti anche usando la scuola». In linea le proposte dei medici. Michele Conversano Direttore del Dipartimento Igiene e prevenzione Asl Taranto e past president degli igienisti SITI, racconta di come nella sua realtà proprio le scuole abbiano fatto da location alle vaccinazioni contro il Covid da parte dei pediatri, al pari delle farmacie. Antonio D'Avino presidente dei pediatri Fimp e Capo Dipartimento Fimp per il sistema educativo si chiede: «Perché non ipotizzare che i pediatri di libera scelta invece di svolgere ore nella Casa di comunità possano avere un ruolo nel setting scolastico, ad esempio per aumentare la copertura vaccinale?» Per Guido Castelli Gattinara, Presidente Società Infettivologia Pediatrica, «la scuola non è solo luogo di prevenzione delle malattie trasmissibili, ma ha strumenti per discriminare una serie di patologie oltre che per alfabetizzare la popolazione e sviluppare progetti di educazione sanitaria».

La voce di scuole e città - I comuni vedono invece la scuola come luogo atto a facilitare l'accesso delle famiglie all'esercizio del diritto alla salute. Lo sottolinea Anna Scavuzzo assessore servizi sociali a Milano. Giovanni Iacono (Federsanità) sottolinea come la scuola possa allargare le chance d'accesso ai servizi sanitari, in un mondo "smart", dove i suddetti servizi dovrebbero tutti essere fruibili nel tempo "aureo" di 15 minuti. Federico Serra Segretario Health City Institute-Osservatorio C14 sottolinea l'importanza di proposte che partano dal basso, dalla comunità, in quanto più rapidamente possono concretizzare i progetti contenuti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. I dirigenti scolastici con Anna Teresa Ferri (ICS Rinnovata Pizzigoni, Milano) auspicano un superamento della crescente difficoltà della scuola ad interfacciarsi con i dipartimenti di prevenzione. E con Sandra Scicolone (Fondazione ANP) spiegano come stili di vita, vaccinazioni, prevenzione delle malattie infettive siano attività che la scuola può contribuire ad erogare. Altri esponenti politici come Marco Osnato (Fratelli d'Italia), in linea con le posizioni citate, rimarcano infine l'importanza delle funzioni di prevenzione svolte a scuola anni addietro, funzioni che il parlamento in parte potrebbe ripristinare. A puntare sull'inserimento della scuola nella lotta alle malattie trasmissibili è Mauro D'Attis (Forza Italia) promotore di un disegno di legge in materia. Rosaria Iardino presidente della Fondazione the Bridge annuncia l'imminente nascita di un intergruppo parlamentare per coinvolgere i partiti in una strategia che punta a fare delle scuole articolazioni della rete sanitaria territoriale.
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