Europa e Mondo
26/06/2022

Prevenzione, Asl Viterbo traccia la rotta contro le resistenze batteriche. Al via il primo Centro One Health

Nei rendering che prefigurano l'evoluzione dei quartieri delle grandi città si vedono sempre più alberi, verde, ambiente da abitare nascosto da nuove foreste coltivate, dove emigrano perfino animali selvatici in cerca di cibo e frescura. E' il mondo globalizzato - nel quale in parallelo si spostano milioni di viaggiatori - il laboratorio naturale in cui sistemi viventi vengono a contatto e fanno il salto di specie virus sconosciuti. Chi si prefigge di evitare pandemie deve saper guardare insieme alla salute umana, animale ed ambientale. Una preparazione di questo tipo va costruita. In Italia l'Asl di Viterbo ha sopperito, assumendo e soprattutto integrando nel suo Dipartimento di prevenzione tutte le figure di cui disponeva, mediche e veterinarie, nell'ottica "one health" promossa da Organizzazione Mondiale della Sanità, FAO (Food and Agriculture Organization dell'Onu) e World Organisation for Animal Health (OIE). A inizio 2022, la stessa Asl ha attivato un Centro di Contrasto all'Antimicrobico-resistenza. Qui, i progetti di prevenzione sono attivati considerando la salute umana non più solo come assenza di contaminazione da patogeni, ma come elemento di una rete che si lega pure alla salute degli animali domestici, della fauna selvatica e dell'ambiente coinvolgendo strutture della sanitaÌ, realtà produttive e distribuzione.

Alla presentazione, l'infettivologo Stefano Vella docente di salute globale all'Università Cattolica di Roma ha spiegato perché nel mondo nessun servizio sanitario possa fare a meno di prevenzione a 360 gradi. «Il mondo era stato avvertito della pericolosità delle zoonosi ben prima del Covid-19, prima grande epidemia da coronavirus se non ci fossero enormi sospetti sull'influenza russa del 1889. Nascono da spillover, salti di specie, Aids (da 100 anni), Ebola e il vaiolo delle scimmie». Da presidente Aifa nel 2018 Vella scrisse un articolo su come la globalizzazione accentui le pandemie, anche malgrado la presenza di vaccini, e specie in presenza di serbatoi di popolazione non vaccinata. «Mappando il genoma delle specie animali -dice Vella- abbiamo censito 1,6 milioni di virus sconosciuti e alcune centinaia potrebbero in teoria generare pandemie come l'attuale. Sul Covid-19, i vaccini vecchi funzionano ma presto ne avremo bisogno di altri perché l'immunità dopo pochi mesi dall'infezione si perde, e i bambini continuano ad infettarsi. Si attende un vaccino che copra tutte le varianti e soprattutto serve "vaccine equity": i vaccini non vanno solo ai paesi ricchi. Il futuro sarà migliore se si potranno produrre nei focolai pandemici, ammettendo revoche temporanee ai brevetti. In merito, l'Europarlamento ha formulato una mozione a Bruxelles. Le industrie produttrici del resto non hanno la capacità per coprire il fabbisogno di tutti i paesi nei quali imperversa la pandemia, e potrebbero trovare convenienza nel girare le licenze ai più poveri. Ma è anche necessario che quei paesi abbiano tecnologia per divenire hub produttivi e servono scelte politiche affinché siano vaccinate tutte le popolazioni».

Maria Pia Garavaglia ex ministro della Salute ricorda che in sanità si ragiona "one health" da decenni su casi singoli: fu lei da ministro ad opporsi al passaggio delle competenze veterinarie al ministero dell'Agricoltura anche se negli altri paesi comunitari la veterinaria afferisce a dicasteri "verdi".
DG dell'Asl viterbese, Daniela Donetti, sottolinea l'enorme sforzo che serve per ripensare la prevenzione in logica "one health": «Noi abbiamo lavorato oltre le nostre forze, con assunzioni e formazione», dice. Ma con i vincoli al tetto del personale, fa capire, lo stesso sforzo non è possibile ovunque. Serve sensibilità nelle regioni e nei governi centrali, e consapevolezza che ci sono risorse non impiegate nella prevenzione che aspettano di essere investire.
La Direttrice Sanitaria Asl Vt, Antonella Proietti spiega come siano aumentati i casi di resistenza, per lo stafilococco alle penicilline e per la klebsiella (ma anche per l'escherichia coli) ai carbapenemi con gravi conseguenze nei pazienti anziani istituzionalizzati ed in terapia intensiva; l'Asl ha dato il via ad un programma di stewardship che integra le competenze di microbiologo, infettivologo, internista, infermiere, farmacista ospedaliero nel promuovere la scelta ottimale dell'antibiotico. Per ogni prescrizione a ricoverato è formalizzata una consulenza dell'infettivologo, al letto del degente o telematica. Nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza ci sono stanziamenti per affrontare le resistenze batteriche ma nell'integrazione di competenze c'è la chiave per vincerle.
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