
Con il Piano di ripresa e resilienza la sanità territoriale è chiamata a traghettare gli italiani da una dimensione di cura ad una maggiormente improntata alla prevenzione e alla conservazione del benessere; anche il sollievo della sofferenza rientra in questa nuova dimensione, e le regioni lo devono garantire. E' il messaggio che emerge dall'incontro "le cure palliative nel progetto di riforma della sanità territoriale", webinar organizzato in occasione della 21ma giornata del Sollievo dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti con Fondazione Cannavò e Fondazione Gigi Ghirotti. L'imminente decreto sugli standard territoriali, come spiega
Lorena Martini, Direttore Unità Operativa Formazione ECMdell'Agenzia dei servizi sanitari regionali Agenas, avvia innanzi tutto un grande progetto di prevenzione lungo quattro direttrici: la promozione della salute in tutte le età e setting (scuole comprese); le azioni per "contenere" l'invecchiamento della popolazione; la medicina d'iniziativa come modello di gestione del paziente cronico; e la stratificazione della popolazione per prevederne i bisogni futuri.
Martini sottolinea come già la missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza intenda colmare i divari indiscutibili esistenti tra regioni. Il decreto sugli standard territoriali nasce per offrire un riferimento uniforme per i 21 servizi sanitari, in primis nell'assistenza domiciliare, di fatto in parte inattuata da 44 anni. Il decreto si innesta nella sezione 1 della missione 6 PNRR relativa a reti di prossimità e telemedicina e potenzia i servizi territoriali dopo che in pandemia è venuta fuori la fragilità del territorio e delle competenze. Ed offre da una parte strutture, dall'altra assistenza domiciliare. «La casa di comunità è innanzi tutto esempio di luogo riconoscibile sul territorio dove il cittadino trova risposte ai suoi bisogni sanitari ma anche sociali, può fare richiesta per fruire della legge 104, per il riconoscimento della disabilità. Ma dopo la diagnosi -osserva Martini- molti pazienti con disturbi cognitivi riconosciuti spariscono dai radar del Ssn ed entrano a carico delle sole famiglie o vedono il loro iter spezzettarsi all'infinito tra uffici pubblici che non si parlano tra loro. Qui si innestano i gruppi interdisciplinari di professionisti del territorio previsti nel decreto e volti a rispondere alle richieste che i residenti aspettano di veder soddisfatte. Altro punto chiave è la casa di abitazione come primo luogo di cura; qui la telemedicina può aiutare a prendere in carico fino al 10% della popolazione over 65, cosa che oggi avviene in due-tre regioni le quali superano la media dei paesi Ue più avanzati pari all'8%». Per garantire un'offerta omogenea di telemedicina, ricorda Martini, Agenas grazie al decreto legge del 27 gennaio scorso ha acquisito le competenze di agenzia per la sanità digitale, e a fine aprile sono state pubblicate le linee guida per il modello digitale di attuazione dell'assistenza domiciliare. Martini accenna infine alla rete delle cure palliative, un team ogni 100 mila abitanti che nel decreto si ipotizza farsi carico non solo del malato ma anche del caregiver, ed agli hospice per i malati terminali che dovranno offrire ovunque uno standard minimo di 10 letti ogni 100 mila abitanti. Nel contesto entrano in gioco le farmacie, sia per la dispensazione di analgesici, sia per la preparazione di medicinali galenici personalizzato, sia per l'offerta di telemedicina.
Antonio Gaudioso capo segreteria tecnica del ministero della Salute illustra come la questione delle cure palliative e della terapia del dolore, normate da una legge -la 38/2010-che in Europa ci è "invidiata", sia ora attuativa: realizzate parti come la semplificazione della ricetta e dell'accesso all'analgesia per i malati oncologici, nonché le reti hub & spoke (solo in alcune regioni) e la specializzazione in cure palliative, manca uniformità nella distribuzione di medicinali e di personale sanitario tra una regione e l'altra: il decreto sugli standard è chiamato ad ovviare dettando parametri vincolanti. Lo stesso decreto e il PNRR, come spiega
Andrea Mandelli presidente Fofi, "chiamano" ad un percorso d'integrazione tutti coloro che hanno voluto la legge 38, in primis le professioni sanitarie, includendo ovviamente le farmacie territoriali. «In tutte le trasformazioni ci sono aspetti per cui serve la modifica legislativa ed altre che richiedono un approccio culturale diverso e rafforzato dalla pratica dei principi», tira le somme
Luigi D'Ambrosio Lettieri vice presidente Fofi e presidente della Fondazione Cannavò. «I temi qui affrontati sono tra quelli che richiedono la "pratica della coscienza"».