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29/05/2022

Scaccabarozzi (Farmindustria): la ricerca in Italia vola dopo la pandemia. Ecco cosa sta cambiando

La pandemia ha rivoluzionato la ricerca nelle lifescience, accentuato le sinergie tra industrie farmaceutiche, sviluppato le collaborazioni pubblico-privato, anche l'Italia partecipa a questa rivoluzione produttiva.

«Negli ultimi due anni non si è mai fermata la ricerca, anzi», conferma a Sanità33 Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria da oltre un decennio nonché presidente Janssen Italia, Head of external affair Johnson & Johnson Italia. «Siamo arrivati a scoprire un vaccino contro il Covid in tempi rapidissimi a valle di una dura selezione. Sono arrivati 5 vaccini da 350 progetti, frutto di uno scambio di informazioni internazionale senza precedenti. Le autorità regolatorie hanno messo in piedi meccanismi come la rolling review che consente di analizzare i dati della ricerca man mano che vengono prodotti senza aspettare che siano completati i dossier. Anche nell'approvare i siti produttivi le scelte sono state rapide. E' mancata una comunicazione in grado di evidenziare gli aspetti positivi. Mi spiego, due anni fa non sapevamo cos'era il Covid e lo abbiamo sequenziato subito, ma a quel punto ci si lamentava della mancanza dei vaccini; scoperto il vaccino ci si è lamentati che era arrivato in fretta e magari non andava bene; dimostrato che le tecnologie erano note da 10 anni, si è parlato dei problemi di conservazione; quando siamo riusciti a spiegare che eravamo in grado di garantire la catena del freddo si è paventato che la produzione non sarebbe bastata. Oggi, a meno di 11 mesi da scoperta del vaccino abbiamo consegnato 140 milioni di dosi in Italia e il 91% della popolazione over 12 ha completato il ciclo vaccinale, anche grazie al grande lavoro svolto dalla struttura commissariale diretta dal Generale Francesco Paolo Figliuolo. Nel frattempo, l'Italia è al 4° posto nella produzione di vaccini: un dato europeo che sottolinea come gli impegni presi durante la pandemia sono stati rispettati. Anche nel campo del Covid anticorpi monoclonali ed antivirali sono sempre più mirati e la ricerca italiana ha un ruolo importante, ma quanti lo sanno?».

Accanto ad una produzione globale di vaccini di oltre 13 miliardi di dosi procede lo sviluppo di terapie geniche, si affermano ricerca in oncologia mutazionale e counseling genetico: traguardi inimmaginabili 10 anni fa. «La ricerca in questi anni è molto cambiata», dice Scaccabarozzi. «Nel Duemila siamo usciti dalla "closed innovation", la ricerca "in azienda" che per 40 anni ci aveva portato molecole chiave ma era sempre più difficile da sostenere. A inizio millennio sul web si puntava il dito sui 15-16 mila insuccessi della ricerca. E' poi arrivato il modello dell'innovazione aperta, durato 10 anni e sostituito a sua volta dai network dell'innovazione con collaborazioni a tutti i livelli e nascita e sviluppo di nuove startup: ora abbiamo 18 mila nuovi farmaci in arrivo, 30 su 100 saranno terapie personalizzate grazie alla scoperta della genomica, in oncologia saranno personalizzati 70 farmaci su 100. Sono aumentate le conoscenze di base: ad esempio, una volta si parlava di "tumori del sangue", poi si è differenziato tra leucemie e linfomi, poi si sono scoperte malattie diverse all'interno di leucemie e linfomi, oggi si sa che ci sono 40 tipi delle prime e 50 dei secondi. Quando si è scoperto il genoma umano ci volevano 100 milioni dollari per sequenziarlo, oggi ci vogliono 300 dollari, se ridurremo a pochi euro potremo mettere a punto il farmaco giusto da offrire alla persona giusta al momento giusto. Ma attenzione: servono 10-12 anni per sviluppare un farmaco dunque i farmaci innovativi odierni nascono 12 anni fa. E in questi 12 anni sono cambiate le conoscenze sul genoma: nei prossimi 10 anni è prevedibile un'esplosione di prodotti innovativi e l'Italia fa sempre più parte di questo circuito di ricerca».

Scaccabarozzi è autore di un libro sulla leadership, "Capitano Mio Capitano": quali valori servono per guidare linee di ricerca salvavita? «Nel volume esprimo posizioni personali, partendo dall'idea che ci sono diversi tipi di leadership. Quella che indico è basata sul rispetto dei valori delle persone e sul passaggio dal curare al prendersi cura che presuppone il saper agire insieme, in team dove ciascuno dà il suo contributo nel rispetto delle reciproche diversità, anzi delle reciproche unicità. Ognuno di noi dev'essere unico nel rispetto degli altri, e una vera leadership a mio modo di vedere sa esaltare gli entusiasmi, le passioni, i sogni dei singoli. A partire dai giovani, che devono credere in se stessi e nello stesso tempo negli altri, rispettarsi e rispettare. Penso che durante la pandemia chiusi in casa gli adolescenti hanno perso anni tra i più belli della loro vita; la lotta al virus ci spinge a cercare il massimo bene delle persone, e nessun bene è più importante della salute fisica ma anche psichica. "La vita è un brivido che vola via, è un equilibrio sopra la follia", canta Vasco Rossi, in tutti i campi dovremmo darci le premesse per godercela, per farci piacere i nostri giorni».
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