
La medicina è in crisi perché sono cambiati i suoi fondamenti. In Italia -anche per evitare sprechi- il medico applica i protocolli, ma di fronte al malato è lui, non lo standard, a guidare i processi di diagnosi e cura. La domanda è: i servizi sanitari sono coscienti dell'autonomia che il medico può utilizzare, per la preparazione che ha, e di quanto essa sia utile per le collettività? I governi sono disposti a valorizzare i camici nei contratti e nell'attività quotidiana? Il tema fa da spunto a una conferenza a Roma, organizzata intorno al libro di Ivan Cavicchi ''La Scienza Impareggiabile", presenti il Presidente Fnomceo
Filippo Anelli, autore della prefazione, Francesco Cognetti, presidente di Foce- Federazione oncologi, cardiologi ed ematologi,
Maria Luisa Agneni, pneumologa e coordinatrice della Commissione Medicine non Convenzionali Omceo Roma,
Silvia Nencioni, Presidente ed AD Boiron Italia e
Maria Domenica Castellone, medico e capogruppo M5S in Senato, membro della Commissione Igiene Sanità.
L'esperienza del Covid - Alle istituzioni, l'emergenza Covid avrebbe fatto capire dopo anni di tagli l'importanza di investire in sanità. «Negli ultimi dieci anni sono stati tagliati 37 miliardi di euro al Fondo sanitario nazionale, abbiamo perso 45 mila tra medici e infermieri, 8 mila camici bianchi tra il 2019 e il 2021 hanno lasciato il Servizio sanitario perché non si sentono tutelati », sottolinea la senatrice Castellone, che concorda in termini concreti sull'idea di Cavicchi di arrivare ad un cambio di paradigma della Medicina: si deve digitalizzare, investire sul personale, sull'emergenza-urgenza, partendo dalla formazione e dal rinnovo contrattuale, sono dei passaggi obbligati presenti nel Piano di Ripresa e Resilienza. «Ma urge anche una revisione del rapporto tra pubblico e privato, dove quest'ultimo deve integrarsi con il pubblico e non sostituirlo».
Il cambiamento della Medicina - Il tema del libro di Cavicchi, sociologo e docente all'Università di Tor Vergata, è il cambiamento di alcuni capisaldi della medicina positivista: la lotta non è più
contro la malattia, ma
per il malato, che reclama tempo di ascolto, pena l'affidarsi al web, a fake news e a figure che con la medicina hanno poco a che fare. «La politica deve mettere il medico in condizione di lavorare in modo da raggiungere quella coesione sociale attraverso il cui rafforzamento passa la ripresa economica», dice Castellone. E idealmente concorda con Cavicchi, che nel libro pone problemi precisi. «Oggi la medicina scientifica e sperimentale è rimasta ferma, mentre tutto il resto è cambiato (e il medico con il suo bagaglio lo intuisce): il paziente, la complessità della malattia, l'idea di natura, di legge», spiega l'autore del libro. Malgrado i passi da gigante fatti sul piano scientifico, «la società si fida sempre meno della scienza e vuole partecipare direttamente». Cavicchi formula alcune proposte: «La formazione del medico va ripensata in chiave di complessità. Dobbiamo ripensare anche il valore della relazione, che non va intesa e banalizzata come amabilità e buona educazione ma è una fonte di conoscenza. Ci sono anche sfide di sistema: con il medico dobbiamo trovare un equilibrio anche sui problemi economici, non è impossibile ma bisogna cambiare idea, parole d'ordine e prospettiva».
Linee guida, note e protocolli prescrittivi - Il presidente Fnomceo Anelli invita a comprendere che la visione della professione va cambiata e se il medico è pronto ad assumersi responsabilità complesse non vuole essere soggetto acriticamente a protocolli: «Oggi anche i giudici della Corte dei Conti sostengono che il medico non deve essere minimamente sottoposto a vincoli economici perché il suo unico interessa resta e rimane la salute del cittadino. Per dare una svolta alla nostra professione serve una legge. L'attività dei medici non può essere legata al pareggio di bilancio». La politica -ribatte Cognetti- vede la medicina vincolata ai temi economici posti dalla sanità. «Il risultato di questa subordinazione sono i 320 letti ogni 100 mila abitanti negli ospedali italiani quando la media del resto d'Europa è di 550 letti. E il problema è destinato a persistere, ancora una volta il Documento di programmazione economica e finanziaria prevede un calo della spesa sanitaria in relazione al prodotto interno lordo nei prossimi anni». Cognetti intende portare questo aspetto della "questione medica" alle istituzioni in rappresentanza di un coordinamento di 33 società medico-scientifiche nazionali e delle istanze dei pazienti.
Malato e malattia - Per Agneni, la disamina di Cavicchi sposta l'attenzione dallo studio della malattia a quello del malato. «Non significa che la malattia non vada presa più in considerazione. Va anzi studiata sempre con passione ma va anche affiancata allo studio della persona che soffre». Concorda Nencioni: «Emerge da questo incontro come il baricentro vada spostato dalla malattia al malato perché non esiste un malato uguale all'altro. Siamo allineati con il pensiero di Cavicchi rispetto al fatto ai medici vada lasciata un'autonomia decisionale vera e concreta».