
Salgono a 228, nel mondo, i casi di epatiti acute dalle cause sconosciute verificatisi nei bambini, ma oltre 50 sono ora sotto inchiesta. In Italia, a seguire il problema, è un'Unità di Crisi da poco costituita, in attesa di una nuova circolare del Ministero della Salute per uniformare le misure sul territorio e di una campagna di comunicazione nelle scuole. "Con decreto del 27 aprile 2022, è stata costituita un'Unità di Crisi, di cui fanno parte Ministero della Salute, Istituto superiore di Sanità, Regioni Agenas, Agenzia italiana del farmaco, Nas e società scientifiche" ha detto il sottosegretario alla Salute
Andrea Costa, rispondendo a un'interrogazione in Commissione Affari sociali della Camera. "Nella consapevolezza che la situazione deve essere attentamente seguita e monitorata, - ha aggiunto - è in corso la definizione una nuova circolare ministeriale, volta a uniformare e coordinare le misure di controllo e sanità pubblica sul territorio". Ma la novità riguarda anche l'intenzione del Ministero di promuovere "ulteriori iniziative di comunicazione, con attenzione particolare alla scuola".
Proseguono, intanto, le indagini sulle possibili cause, con tanti dubbi e poche certezze. Tra questa, spiega l'Oms sul portale web nella sezione 'Domande e Risposte', il fatto che "non ci sono prove che le epatiti siano collegata alla vaccinazione, poiché la stragrande maggioranza dei bambini colpiti non ha ricevuto un vaccino Covid-19". Mentre "una delle ipotesi principali è l'adenovirus, che è un gruppo di virus comuni diffusi che causano sintomi respiratori, vomito e diarrea nei bambini". L'Oms continua a "esplorare un gran numero di strade", tra cui un link indiretto con la pandemia. Il Sars-CoV-2 è stato rilevato in diversi casi ma "il suo potenziale contributo non è chiaro". Sul fronte del possibile ruolo del vaccino anti Covid, una revisione sistematica della letteratura pubblicata ha analizzato ogni caso pubblicato di AIH indotto da vaccino, il loro trattamento e l'esito clinico. Trentadue pazienti hanno sviluppato sindromi simili all'AIH dopo aver ricevuto un vaccino COVID-19. L'ittero è stato il sintomo più frequentemente riportato (81%) e il 19% dei pazienti era inizialmente asintomatico e presentava enzimi epatici elevati riscontrati durante le analisi del sangue di routine. L'alanina transaminasi media, l'aspartato transaminasi e la bilirubina totale medi nei pazienti erano rispettivamente 1231 U/L, 921 U/L e 14 mg/dL. L'anticorpo antinucleare era positivo nel 56% e l'anticorpo anti-muscolo liscio nel 28% dei pazienti. Gli steroidi sono stati utilizzati nel 75% dei pazienti. Il miglioramento o la risoluzione completa è stato osservato nel 97% dei pazienti. Un paziente è morto nonostante il trattamento steroideo aggressivo. Dallo studio emerge quindi che l'AIH indotta dal vaccino COVID-19 è un evento molto raro con solo 32 casi direttamente correlabili ad essa documentati in letteratura. Nonostante ciò, i ricercatori sostengono che i medici dovrebbero prestare attenzione all'AIH nei pazienti che presentano fattori di rischio per danni epatici o con sintomatologia epatica dopo la vaccinazione. Queste nuove scoperte, tuttavia, non dovrebbero scoraggiare le persone dal farsi vaccinare, poiché i benefici della vaccinazione superano di gran lunga i rischi. Fortunatamente, l'AIH indotta dal vaccino COVID-19 sembra rispondere bene alla terapia con corticosteroidi e sembra avere un esito favorevole. È scettico su un possibile legame con il vaccino il presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa)
Giorgio Palù che in un'intervista rilasciata al 'Corriere della Sera ha parlato di "un'ipotesi definitivamente abbandonata dopo l'attenta indagine condotta dalla agenzia britannica per la sicurezza sanitaria". Possibili fattori che devono essere ulteriormente studiati sono "una maggiore suscettibilità dei bambini ai virus a seguito di una minore circolazione di patogeni durante la pandemia, la potenziale comparsa di un nuovo adenovirus e la coinfezione da Sars-CoV-2".