
I primi pazienti adulti colpiti dal Covid-19, che non necessitano di ossigenoterapia supplementare ma sono ad elevato rischio di progressione della malattia severa, potranno avere i farmaci antivirali con ricetta del medico di famiglia senza doversi recare in ospedale. In queste ore l'Agenzia del Farmaco, infatti, vara il provvedimento che consente la prescrizione ai medici di famiglia. A definire lo schema di piano terapeutico è la Commissione tecnico scientifica (Cts) dell'Aifa dopo l'ok arrivato in una recentissima risposta a interrogazione di Roberto Speranza, alla Camera. Il ministro della Salute ha ventilato che il governo ha ora più dosi a disposizione rispetto alla prima fase, e mira ad ampliare l'accesso al Paxlovid (abbinamento di due molecole, nirmatrelvir+ritonavir), in commercio da inizio anno insieme a molnupiravir. In queste settimane è cresciuta l'attesa, fin qui vana: a 50 giorni dall'inizio delle forniture il ricorso all'antivirale, con indicazioni ben diverse dall'anticorpo monoclonale, è valso per meno di 7 mila malati a fronte di 600 mila dosi acquistate. L'AIFA non si aspetta un boom delle prescrizioni, però, in quanto non c'è stato in altri paesi dove la prescrizione è stata allargata al medico di famiglia.
Soddisfatto
Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) che in una nota spiega come il nuovo antivirale prescritto dal medico di famiglia permetterà di "abbattere ricoveri, terapie intensive e decessi". Cricelli annuncia un'informazione approfondita e capillare a tutti i medici di famiglia italiani con video tutorial ed integrazione nelle cartelle cliniche di app atte a garantire «una prescrizione appropriata e rigorosa a tutti i pazienti che debbano ricevere i farmaci antivirali». Il Presidente SIMG parla di «decisione di grandissimo rilievo in questa fase della pandemia. Pur avendo dato prova di una certa efficacia nel prevenire lo sviluppo della malattia grave, finora Paxlovid e molnupiravir sono stati notevolmente sottoutilizzati, limitando le risorse disponibili». Tra le difficoltà riscontrate, «anche l'importanza di un immediato utilizzo, con l'assunzione entro 5 giorni dal tampone positivo, una tempistica spesso rallentata dalla complessità delle procedure di prescrizione. Ora diventa possibile individuare tempestivamente i pazienti vulnerabili ai quali somministrare il farmaco entro le primissime ore dal contagio» e trattarli subito «a casa senza alcuna trafila burocratica ed inutili e dannose attese». L'individuazione non è difficile, come spiega il Segretario Fimmg
Silvestro Scotti, sottolineando che i Mmg hanno strumenti affinati da tempo per identificare rapidamente le persone in grado di beneficiare delle terapie antivirali. Fimmg chiede all'Aifa di non avere "solo protocolli ma anche vera formazione". Inoltre, Scotti teme che anche il Paxlovid diventi «l'ennesimo 'buro-farmaco', ovvero un boomerang burocratico, con un altro piano terapeutico in cui ci vuole più tempo per compilare le carte che per curare il paziente». In particolare, dover utilizzare «piani terapeutici da compilare su carta, sarebbe una nuova burocrazia che si scarica sui professionisti. Serve puntare sulla condivisione informatica, con sistemi in grado di dialogare tra loro. Non c'è più tempo per rimandare il fascicolo sanitario digitale».
Prudenti invece gli infettivologi.
Matteo Bassetti, Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, trova erroneo lasciare le prescrizioni di pillole antivirali contro il Covid ai medici famiglia «in un Paese come il nostro, dove non c'è una profonda cultura infettivologica» e ricorda che la prescrizione prevede la compilazione di un modulo Aifa complesso sia prima che dopo, «in più sono farmaci che hanno interazioni importanti con altre molecole. Sembra una decisione populista». Sollecitato sul fatto che comunque questi farmaci si prescrivono poco, Bassetti spiega che «possono essere destinati solo ad una piccola parte dei positivi sintomatici, ovvero gravi immunodepressi e chi ha altre malattie: pazienti che è meglio vengano gestiti dal medico di base insieme con uno specialista». «Il medico di medicina generale può certo essere in grado di gestire questi farmaci, ma da parte dell'Aifa è indispensabile una informativa più corretta possibile perché ci potrebbe essere una corsa da parte degli assistiti alla pillola anti-Covid», ammonisce ad ADNKronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali-Simit.
Mauro Miserendino