
Salgono a 85 gli attacchi alla sanità in Ucraina. È l'ultimo aggiornamento del 4 aprile riportato via Twitter dall'Ufficio Oms del Paese alle prese con il conflitto, dopo che l'agenzia Onu per la salute ha verificato e confermato altre 3 segnalazioni di attacchi al sistema sanitario. Attacchi su cui l'Organizzazione mondiale della sanità ribadisce la sua «forte condanna. Anche in tempi di guerra va protetta la sacralità e la sicurezza dell'assistenza sanitaria, un diritto fondamentale dell'uomo». L'Oms sta continuando ad aumentare le forniture di apparecchiature per l'ossigeno a uso medico, per soddisfare la richiesta urgente in Ucraina. Con l'ultimo sono stati consegnati a Kharkiv e nella regione circostante 8 bombole criogeniche e 2 contenitori per ossigeno medico. Lo Stato Maggiore di Kiev nel suo bollettino quotidiano, intanto, denuncia che le truppe russe hanno effettuato attacchi a Mykolaiv "con le munizioni a grappolo vietate dalla convenzione di Ginevra. Gli alloggi civili e le strutture mediche, incluso un ospedale pediatrico, sono stati colpiti. E ci sono stati morti e feriti, compresi bambini".
Dal presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo),
Filippo Anelli arriva un appello contro l'indifferenza, "Sosteniamo le azioni dei Governi europei. Non si può rimanere indifferenti. Le immagini che ci arrivano dall'Ucraina, dalla città di Bucha, mostrano orrori, atti ripugnanti che mai avremmo creduto di rivedere sul territorio europeo. A cosa servono le giornate contro le stragi, a cosa serve la Storia se l'intera società civile non esprime indignazione?" -rileva Anelli in una nota - "Tacere, oggi, significherebbe fare violenza alle proprie coscienze. Non possiamo non condannare, con fermezza e all'unanimità, questi crimini di guerra, queste violazioni del diritto internazionale umanitario e degli stessi diritti umani". "Sosteniamo pertanto tutte le azioni che i Governi europei vorranno assumere - conclude - per un cessate il fuoco e perché i responsabili siano consegnati alla giustizia". Per garantire sostegno e accoglienza alla popolazione ucraina con disabilità, l'Istituto superiore di sanità ha siglato un accordo con il Centro nazionale malattie rare (Cnmr) e la Protezione civile, innescando una serie di azioni che vedono coinvolti numerosi altri enti in gioco a vario titolo in questa emergenza: la Rete nazionale delle malattie rare, Uniamo (la Federazione italiana di associazioni di pazienti con malattie rare), come anche le Prefetture-Utg (Uffici territoriali del Governo), l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), gli enti del Forum del Terzo settore, i referenti sanitari regionali.
"L'accordo - scrive l'Iss - ha il suo perno nel Telefono verde malattie rare-Tvmr 800 89 69 49, gratuito sul territorio italiano da telefono fisso e mobile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, che, su segnalazione della Protezione civile, si rende disponibile a garantire una connessione tempestiva con la Rete nazionale delle malattie rare al fine di individuare velocemente la disponibilità di posti letto/ricovero per specifiche patologie nelle strutture ospedaliere di tutte le regioni d'Italia. In base allo stesso accordo, il Tvmr assicura un collegamento diretto con Uniamo che, raggruppando oltre 150 associazioni, può contribuire a ramificare la richiesta d'aiuto presso l'associazione più pertinente e ad inserire il paziente nelle iniziative organizzate dalle singole associazioni nazionali di malati rari".
Domenica Taruscio, direttore Cnmr-Iss, e
Annalisa Scopinaro, Uniamo Fimr Onlus, evidenziano: «In un mondo sempre più globalizzato, che ci ha reso interdipendenti, anche la solidarietà non può essere da meno: globale e interconnessa, dove ognuno è un anello della stessa catena, uno dei nodi che formano le maglie di una medesima rete». «D'altra parte - aggiungono - ce lo ha mostrato la pandemia» di Covid-19, «che le emergenze non si affrontano né tantomeno si vincono da soli. E ci viene proposto ora, con la determinazione di un imperativo morale, di fare la nostra parte di fronte a quella che ci piace definire, con le parole del nostro presidente Mattarella, l'emergenza della pace, aiutando la popolazione civile ucraina e, in special modo, chi è più fragile perché malato e molto spesso disabile».