
L'American College of Cardiology ha pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology un nuovo documento di consenso sulla valutazione e la gestione degli adulti con conseguenze cardiovascolari dopo COVID-19.
Il documento discute in particolare della miocardite e di altri tipi di coinvolgimento miocardico, degli approcci centrati sul paziente per long COVID-19 e delle linee guida sulla ripresa dell'esercizio dopo la malattia. «Stiamo continuando a trovare mezzi sempre migliori per diagnosticare e trattare la miocardite e il long COVID» spiega
Ty Gluckman, del Providence Center for Cardiovascular Analytics, Research Data Science, che ha diretto il gruppo di scrittura.
I ricercatori partono dall'analisi della miocardite che si presenta in seguito a COVID-19, che, pur essendo rara, è più comunemente osservata negli uomini. Per i pazienti con forme lievi o moderate di miocardite, si raccomanda comunque il ricovero in ospedale, mentre i pazienti con miocardite grave dovrebbero idealmente essere diretti a centri con esperienza in insufficienza cardiaca avanzata, supporto circolatorio meccanico e altre terapie all'avanguardia.
Anche la miocardite dopo vaccino a mRNA contro COVID-19 è rara. Sebbene la maggior parte dei casi di miocardite in seguito a immunizzazione siano lievi, la malattia deve essere diagnosticata e trattata in modo simile alla miocardite che si presenta in seguito all'infezione da COVID-19. Gli esperti sottolineano che i vaccini a mRNA attualmente approvati sono altamente efficaci, e che il rapporto beneficio/rischio è molto favorevole in tutti i gruppi demografici valutati finora.
Gli autori passano poi al long COVID, segnalato nel 10-30% degli individui infetti. In generale, i pazienti con long COVID e sintomi cardiovascolari dovrebbero essere sottoposti a valutazione con esami di laboratorio, elettrocardiogramma (ECG), ecocardiogramma, monitoraggio del ritmo ambulatoriale e/o test polmonari aggiuntivi in base alla presentazione clinica.
I ricercatori forniscono anche una guida aggiornata con un quadro pratico basato sulle prove per guidare la ripresa dell'attività negli atleti e in chi pratica un allenamento intenso. Negli atleti che si stanno riprendendo da COVID-19 con sintomi cardiopolmonari in corso, o in quelli che richiedono il ricovero in ospedale con maggiore sospetto di coinvolgimento cardiaco, dovrebbe essere eseguita un'ulteriore valutazione ECG, con misurazione della troponina cardiaca ed ecocardiogramma, e, per coloro che avessero risultati anomali, dovrebbe essere presa in considerazione la risonanza magnetica cardiaca (MRI cardiaca). Gli esperti consigliano inoltre che gli individui con diagnosi di miocardite clinica si astengano dall'esercizio fisico per tre-sei mesi.
Il documento, tuttavia, indica che non è raccomandato un esame cardiaco per gli individui asintomatici dopo infezione da COVID-19, anche se le persone dovrebbero astenersi dall'allenamento per tre giorni per assicurarsi di non sviluppare sintomi. Per coloro che presentano invece sintomi non cardiopolmonari lievi o moderati, come febbre, letargia, dolori muscolari, l'allenamento può riprendere dopo la risoluzione dei sintomi stessi. Sulla base della bassa prevalenza di miocardite osservata negli atleti competitivi con COVID-19, gli autori osservano che queste raccomandazioni possono essere ragionevolmente applicate anche agli atleti a partire dalle scuole superiori e agli appassionati di esercizio fisico adulti. Saranno necessari studi futuri, tuttavia, per comprendere meglio per quanto tempo persistono le anomalie cardiache dopo l'infezione da COVID-19, e il ruolo dell'allenamento fisico nel long COVID.
JACC 2022. Doi: 10.1016/j.jacc.2022.02.003
http://doi.org/10.1016/j.jacc.2022.02.003