
«È necessario un riordino delle norme in materia» di distribuzione dei farmaci «che determini un quadro omogeneo tra Regioni». È questa la richiesta arrivata da Egualia, l'associazione dei produttori di farmaci equivalenti, biosimilari e value added medicine, nell'ambito dell'indagine conoscitiva in materia di 'distribuzione diretta' dei farmaci per il tramite delle strutture sanitarie pubbliche e di 'distribuzione per conto' per il tramite delle farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale e attuazione dell'articolo 8 del decreto-legge n. 347 del 2001 (legge n. 405 del 2001), che ha visto coinvolte: Egualia-Industrie farmaci accessibili; Associazione distributori farmaceutici (Adf) e il Sindacato unitario dei farmacisti rurali (Sunifar). Una richiesta simile è arrivata anche dal Sunifar che propone di implementare modelli di distribuzione parallela alla rete delle farmacie convenzionate.
Tante le criticità sollevate dalle associazioni coinvolte nell'indagine, Egualia parte dalla «sperequazione territoriale» causata dalle «scelte regionali in materia di distribuzione dei medicinali per controllare la spesa». Questo ha portato a riconoscere «diversi livelli di accesso alle cure, in violazione del principio di universalità del nostro SSN». «Per legge - spiega Egualia - il meccanismo del Prontuario ospedale-territorio (PHT) dovrebbe riguardare solo specifiche categorie di prodotti: quelli che richiedono un controllo ricorrente del paziente, quelli destinati a pazienti in ADI o in RSA, quelli per il primo ciclo di terapia dopo ricovero o visita specialistica ambulatoriale. Viceversa oggi sono soggetti a questa forma di distribuzione intere categorie di farmaci di uso pluridecennale nella pratica clinica, prescrivibili, o potenzialmente prescrivibili dal medico di famiglia». Da qui la necessità, secondo l'associazione, di «un riordino delle norme in materia che determini un quadro omogeneo tra Regioni. In particolare, i farmaci che possono essere prescritti dal medico di Medicina Generale, specialistici e non, dopo valutazione della Commissione Tecnico Scientifica di AIFA (note prescrittive), dovrebbero rientrare subito nel regime della spesa convenzionata. E il PHT dovrebbe diventare un contenitore temporaneo di farmaci che hanno bisogno di una fase di monitoraggio e controllo, distinguendo al suo interno i farmaci che possono essere distribuiti tramite le farmacie territoriali con la distribuzione per conto e farmaci che, per esigenze di controllo, hanno bisogno di essere distribuiti unicamente in ambiente ospedaliero».
Come prova della poca indispensabilità della distribuzione diretta, il presidente del Sunifar
Gianni Petrosillo ha illustrato, nel corso dell'audizione, i dati di un'analisi sulla condotta sulla distribuzione diretta ospedaliera o tramite le strutture delle Aziende Sanitarie locali. Lo studio, realizzato nel 2021, ha preso in considerazione: la prescrizione in dimissione; il primo ciclo di terapia; l'assistenza domiciliare integrata; i farmaci inclusi nel PHT dispensati dalla farmacia ospedaliera a pazienti non ricoverati; i farmaci distribuiti direttamente dalle strutture ASL ai pazienti non ricoverati. L'analisi - che è stata limitata esclusivamente ai famaci di fascia A) e fascia A) con Nota Aifa e, pertanto, solo ai farmaci che potrebbero essere dispensati nelle farmacie convenzionate - ha evidenziato un totale complessivo stimato in circa 39,7 milioni di confezioni. Dalla ricerca emerge la difformità di distribuzione che risulta dal confronto delle confezioni erogate con questa modalità nelle diverse regioni, con consumi che vanno da un minimo 267 confezioni/anno/per mille abitanti della Lombardia a 1.526 confezioni/anno/per mille abitanti per le Prov. Autonome di Trento e Bolzano. «Tali enormi differenze, in sé, dimostrano innanzitutto quanto non sia indispensabile la distribuzione diretta, poiché, contrariamente, si registrerebbero segnalazioni di disagio nelle regioni dove questo modello non è affatto sviluppato. In secondo luogo, è da notare che non esiste una stretta proporzionalità tra distribuzione diretta e risparmio», spiega Petrosillo. Tale disomogeneità regionale comporta anche «un diverso diretto impatto economico sul cittadino in relazione alle ore di lavoro perse e al costo per il trasporto».
«Dell'ormai riconosciuta criticità della distribuzione diretta se ne ha contezza dalle stesse proposte di nuovi modelli, secondo cui il disagio del paziente e i problemi organizzativi dell'ospedale si risolverebbero con la consegna del farmaco dall'ospedale al domicilio del paziente; modelli che assorbirebbero oggi risorse del PNRR, ma che non sarebbero auto-sostenibili nel momento in cui queste risorse verranno meno; modelli che, con la creazione di una dannosa distanza tra il paziente e il farmacista, sono in netto contrasto con la verifica di aderenza, la compliance e il corretto uso del farmaco», spiega Petrosillo. A fronte «della ricerca di nuovi modelli di distribuzione diretta che, nel tentativo di risolvere i disagi di carattere logistico, comportano costi aggiuntivi e distanza tra professionista e paziente, ci sarebbe veramente da farsi domande sull'opportunità di mantenere e implementare modelli di distribuzione parallela alla rete delle farmacie convenzionate», conclude il presidente Sunifar.