
"L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha verificato altri 12 attacchi all'assistenza sanitaria in Ucraina". È quanto ha segnalato via Twitter l'agenzia Onu per la salute che aggiunge di aver confermato in totale 28 nuovi attacchi al settore in più parti del mondo. Oltre agli episodi che si sono verificati in Ucraina alle prese col conflitto con la Russia, si aggiungono anche 15 casi nei territori palestinesi occupati e 1 in Sudan. "Questi attacchi sono avvenuti nei mesi di febbraio e marzo", informa l'Oms che "condanna qualsiasi attacco all'assistenza sanitaria, ovunque", conclude la nota.
Nel frattempo "sono state ristabilite linee di fornitura" per il materiale sanitario "con molte città ucraine, ma le difficoltà nell'accesso rimangono. Abbiamo mandato finora circa 100 tonnellate di scorte mediche, incluso ossigeno, materiale chirurgico, anestetici e kit per le trasfusioni sanguigne. Altri equipaggiamenti includono concentratori di ossigeno, generatori elettrici, defibrillatori. E ci stiamo preparando a mandare altre 108 tonnellate" di forniture. Lo ha riferito il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante il briefing da Ginevra in cui si è parlato dell'emergenza in Ucraina.
Il presidente della Fnomceo
Filippo Anelli commentando la situazione dell'ospedale regionale di terapia intensiva di Mariupol, occupato dalle truppe russe ha invitato la Russia a onorare le Convenzioni di Ginevra, con particolare riguardo al rispetto e alla protezione dei malati. «Chiediamo all'Europa di intervenire e alle Nazioni Unite di adoperarsi per aprire un corridoio umanitario, volto a liberare i pazienti e il personale e a trasferirli in luoghi neutrali dove proseguire le cure in sicurezza». «Gli ospedali civili organizzati per prestare cure ai feriti, ai malati, agli infermi e alle puerpere non potranno, in nessuna circostanza, essere fatti segno ad attacchi; essi saranno, in qualsiasi tempo, rispettati e protetti dalle parti belligeranti. Così sancisce la Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra - ricorda Anelli -. In queste interminabili 21 giornate di conflitto abbiamo visto invece ospedali colpiti, bombardati; donne incinte, puerpere bambini cercare riparo, essere feriti e uccisi. Ora sentiamo le terribili testimonianze dei pazienti e dei medici presi in ostaggio». «Noi medici - ricorda Anelli - abbiamo giurato di curare tutti, senza discriminazione alcuna; la Convenzione applica le disposizioni per la protezione della popolazione civile, e in particolare dei più fragili, 'senza alcuna distinzione sfavorevole che si riferisca specialmente alla razza, alla nazionalità, alla religione o alle opinioni politiche, e tendono a mitigare le sofferenze cagionate dalla guerra'. Non possiamo tacere, non possiamo rimanere indifferenti».