
"Il numero di nuovi casi e dei decessi per Covid-19 è in aumento da più di un mese. Durante la settimana dal 15 al 21 novembre, sono stati segnalati quasi 3,6 milioni di nuovi contagi e oltre 51 mia decessi, con un aumento del 6% di casi e decessi rispetto alla settimana precedente". Lo sottolinea l'ultimo report settimanale dell'Oms. "Nella Regione Europea l'aumento dei nuovi casi settimanali è dell'11% - prosegue il report - mentre le altre Regioni hanno riportato una diminuzione o un'incidenza simile alla settimana precedente".
L'elemento di maggiore preoccupazione, in prospettiva, è la crescente pressione dei nuovi malati sulle terapie intensive. In Germania i posti letto in rianimazione in alcune regioni sono già esauriti, in Olanda le cose non vanno meglio.
Il coronavirus ormai è diventato la principale causa di morte in Europa, e i decessi sono raddoppiati rispetto alla fine di settembre, ha registrato l'Oms, che a questo punto stima in oltre 2,2 milioni il totale delle vittime entro la fine dell'inverno. Uno scenario quanto mai realistico, se si considera che "ci sarà una pressione elevata o estrema sui posti letto negli ospedali in 25 Paesi e una pressione elevata o estrema sulle unità di terapia intensiva in 49 dei 53 Paesi" nei prossimi mesi.
Sul fronte ricoveri è la Germania a misurare l'entità dell'emergenza: il Paese viaggia al ritmo di decine di migliaia di contagi al giorno e, nonostante un sistema sanitario d'eccellenza, in alcune regioni "bisogna trasferire i pazienti perché le terapie intensive sono piene", ha avvertito il ministro della Salute Jens Spahn. A Berlino, in Sassonia e in Baviera i posti liberi sono appena l'8-9%. Tra l'altro gli ospedali tedeschi hanno iniziato ad accogliere anche pazienti affetti da Covid dalla vicina Olanda, a sua volta in crisi per le rianimazioni. Il peggioramento del quadro sanitario in Germania è determinato anche da una campagna vaccinale che non decolla: il 68% della popolazione coperta è ben al di sotto rispetto ai Paesi più virtuosi, come Portogallo e Italia. E il tema vaccini è in cima alle preoccupazioni dell'Oms, che ha rilevato come in alcuni Paesi europei la copertura sia addirittura inferiore al 10%, mentre in generale tutta l'Europa orientale e balcanica è in forte ritardo. E' il caso ad esempio della Slovenia, dove è vaccinata solo la metà della popolazione ed il tasso di positività ha superato il 46%. Da qui il rinnovato appello dell'organismo Onu ad un approccio "vaccino più", cioè ad assumere i vaccini standard e a procedere con la terza dose, per invertire la tendenza dei decessi e dei ricoveri e arrivare a una situazione di "convivenza con il virus".
Sulla recrudescenza del Covid in Europa, oltre ai ritardi nelle vaccinazioni, pesa anche il progressivo ritorno alla vita negli spazi chiusi, a causa del freddo, e una generale rilassatezza nelle misure di contenimento: un dato significativo, in questo senso, è che meno della metà degli europei esce di casa con la mascherina. I governi, su questo fronte, stanno cercando di correre ai ripari e in alcuni casi le restrizioni, anche drastiche, sono state ripristinate. A fare da apripista è stata l'Austria, che ha reintrodotto il lockdown generale (riducendo anche i tempi per il booster a 4 mesi), ma anche in altre capitali l'ipotesi di un nuovo confinamento totale non è più tabù. In Slovacchia si pensa ad imporlo per almeno tre settimane, per contenere uno dei peggiori aumenti di contagi al livello mondiale rispetto alla popolazione.