Europa e Mondo
23/09/2021

Vaccini Covid, continua il dibattito sulla terza dose. I sanitari chiedono il richiamo al più presto

La discussione sulla necessità di una terza dose di vaccino anti-Covid per tutta la popolazione continua a creare pareri discordi. Patrizia Popoli, farmacologa, coordinatrice della commissione tecnico scientifica dell'Aifa, non ritiene necessaria, al momento, una dose aggiuntiva per tutti. «La Fda ha stabilito che al momento non ci sono elementi sufficienti per una strategia di questo tipo, in assenza di fattori di rischio legati alla salute che predispongono a sviluppare forme gravi di infezione da Covid. Noi ci manteniamo sulla stessa linea», afferma la farmacologa, in un'intervista al Il Corriere della Sera.

«La Cts di Aifa ha ribadito che la priorità ora è il completamento del ciclo delle due dosi per tutti i cittadini», spiega, indicazioni che potrebbero cambiare «nel momento in cui acquisiremo ulteriori evidenze. Bisogna comunque considerare due situazioni distinte - precisa - che possono essere affrontate in fasi successive. La prima è proporre una dose aggiuntiva di vaccino alle persone più deboli dal punto di vista immunitario, decisione che è già stata presa dall'Italia. Mi riferisco ad esempio a pazienti che hanno avuto un trapianto e seguono un trattamento che sopprime la risposta immunitaria proprio per prevenire il rigetto dell'organo. Per loro e per tutti gli immunodepressi la terza dose rappresenta in effetti un completamento del ciclo vaccinale, termine più appropriato rispetto a quello comunemente utilizzato di richiamo». Per Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e ordinario di Igiene generale e applicata all'Università Cattolica di Roma, «l'anno prossimo tutti gli italiani faranno la terza dose di vaccino, non solo le persone più fragili e i sanitari». In un'intervista a 'Il Messaggero', Ricciardi sottolinea: «è plausibile però che nel 2022 tutti dovranno fare un richiamo del vaccino anticovid. Si sta procedendo per evidenze scientifiche - s.ottolinea - Quello che è certo è che la terza dose abbiamo cominciato a farla ai soggetti vulnerabili, perché si è visto che hanno una difesa immunitaria più debole. Poi tuteliamo anche i soggetti fragili per età, a maggior ragione se si trovano nelle residenze assistenziali. Infine, va protetto il personale sanitario. Abbiamo infatti osservato che, soprattutto negli operatori di una certa età, la protezione del vaccino sta diminuendo. Per quanto riguarda invece la popolazione generale, bisogna ancora aspettare. È presumibile però che a partire dal prossimo anno una dose di richiamo debba essere fatta da tutti, con una certa periodicità».
Per il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, invece, «è prematuro parlare» di terza dose per tutti. Ma, «da medico, io immagino che la terza dose servirà. Il quando verrà definito nei prossimi mesi. È chiaro che, se nelle prossime settimane o mesi si dovesse osservare in coloro che hanno fatto i vaccini a gennaio e febbraio un aumento delle infezioni, non in forma grave perché un'immunità di memoria rimane, significherà che quello è il momento per pensare a una terza dose e ci darà la guida per le terze dosi per tutti gli altri», ha chiarito il sottosegretario.

Se per i soggetti più deboli le terze dosi sono partite, per i sanitari, tra i primi ad essere stati vaccinati, non è ancora giunto il momento nonostante le tante richieste da parte della categoria. «Riteniamo necessario che sia attivata il prima possibile la procedura per la terza dose da destinare almeno ai sanitari che sono stati tra i primi ad essere vaccinati». Così il presidente dell'Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi. «Sono loro ora i soggetti maggiormente a rischio di infettarsi, perché sicuramente la loro risposta anticorpale si è abbassata molto, essendo passati molti mesi dalla vaccinazione - prosegue -. Bisogna evitare che questi colleghi diventino positivi e che si ammalino, soprattutto in questo momento, perché stiamo per entrare in una nuova stagione e non sappiamo come andrà. È importante che tutti i medici siano in servizio e che non vadano in quarantena, perché il rischio è quello di chiudere i reparti proprio per mancanza di personale medico». Secondo Magi, quindi, si deve vaccinare «il più possibile per dare una risposta anticorpale e per ridurre al massimo il rischio che un medico si ammali in servizio». Per il richiamo del vaccino ai sanitari si attende l'ok da parte del Comitato tecnico scientifico. «Speriamo che venga dato a breve», conclude Magi.
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