
È ancora in dubbio se il prossimo anno scolastico sarà in presenza o in dad, ma il ministro dell'Istruzione
Patrizio Bianchi ribadisce che sta lavorando «giorno e notte» per garantire «la scuola in presenza». Nel corso della Repubblica delle Idee a Bologna, il ministro ha insistito: «Io non prometto di impegnarmi nella battaglia per la scuola in presenza: io la battaglia la sto già facendo. Facciamola però tutti insieme, serve responsabilità», e sul palco affronta la sofferenza, le incertezze, le speranze dei ragazzi che hanno affrontato due anni di Dad.
«Ognuno qua ha una responsabilità. Il Cts non è Voldemort e io non sono Harry Potter. Loro stanno facendo analisi, ma ci sono responsabilità diverse che bisogna assumersi. Mi impegno in questa battaglia: io la faccio ma dico anche a tutti facciamola insieme. Il Cts fa le sue affermazioni, loro ci dicono che ci sono ancora dei problemi sanitari e ci devono dire loro cosa succede se ci sono certi livelli di copertura vaccinale». Sull'obbligo vaccinale per il personale scolastico, però, Bianchi dice: «Allo stato attuale non c'è nessuna ipotesi di obbligo. Non abbiamo in mente di farlo, però c'è un fortissimo appello alla solidarietà collettiva. Facciamo oggi un appello perché tutti si possano vaccinare proprio nel senso di una solidarietà collettiva». Bocciata, quindi, l'ipotesi dell'assessore alla Salute dell'Emilia Romagna
Raffaele Donini di vincolare la presenza degli studenti al vaccino. A chiedere l'obbligo, ma per i prof, è invece il sindaco Firenze
Dario Nardella, ricordando che è stato messo per il personale sanitario, mentre la sottosegretaria all'Istruzione
Barbara Floridia invita i docenti, «soprattutto quelli dei territori in cui la percentuale di professori vaccinati è bassa, a procedere con la vaccinazione».
A chiedere che venga valutato attentamente il numero di alunni per classe, il nodo dei trasporti e la capienza delle aule sono invece i sindacati della scuola. «Non si può concentrare il tema della sicurezza a scuola su 200 mila unità, sono solo il 14% i non vaccinati nella scuola», fa notare
Francesco Sinopoli (Flc Cgil). Il punto sul quale si potrebbe trovare una sintesi tra le varie istanze - quando le richieste del ministro arriveranno al Comitato tecnico scientifico - è quello del distanziamento: non è escluso che proprio alla luce delle vaccinazioni si possa decidere di far saltare la necessità di mantenere un metro di distanza tra gli studenti e lasciare solo l'uso delle mascherine.
Il confronto tra tecnici ed esperti del Comitato tecnico scientifico e delle Regioni è aperto anche se al momento, sottolineano fonti di governo, si tratta di un ragionamento "prematuro", mentre è uno studio della Simon Fraser University del Canada a ribadire che solo verifiche regolari possono garantire un adeguato tracciamento e, di conseguenza, il controllo della diffusione del virus nelle scuole. Con la diffusione sempre più ampia della varante Delta e l'avanzare delle vaccinazioni, il rischio è quello di trovarsi in una situazione simile a quella della Gran Bretagna dove all'aumento dei casi non corrisponde un aumento delle ospedalizzazioni. Se non si interviene sui parametri - e in particolare sull'incidenza dei casi - il rischio è che le regioni abbiano un numero alto di casi, e dunque finiscano in zona gialla o arancione, ma gli ospedali vuoti. E questo inciderebbe anche sulla scuola, con molti presidenti che potrebbero chiudere gli istituti come avvenuto l'anno scorso.