
Il Servizio sanitario pubblico si può rilanciare, ma serve un "Patto Paese" che coinvolga Stato, Regioni ed enti territoriali, nonché Ordini, sindacati, imprese, università ed enti di ricerca. Lo afferma il ministro della Salute
Roberto Speranza in audizione alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale. E spiega che dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ci sarà una ricaduta positiva per tutte le regioni. «Siamo in condizioni di poter meglio definire le scadenze dei prossimi mesi e progettare una riforma del Servizio sanitario nazionale che provi a trarre beneficio dalle molte lezioni ricevute in questi mesi», dice il ministro. E più avanti aggiunge: «L'Italia vuole chiudere la lunga stagione dei tagli del Ssn e aprire quella degli investimenti. I 20 miliardi previsti nel PNRR per la sanità sono aggiuntivi rispetto al Fondo sanitario nazionale, per il quale l'ultimo stanziamento è stato di 122 miliardi. Fino al 2019 eravamo abituati a scatti di massimo un miliardo su questo Fondo che fa fronte a una crescente richiesta». Secondo Speranza, per mettere ulteriori risorse sul Fondo sanitario nazionale (includendo quelle del Recovery) si passa per un'alleanza Governo-Parlamento e Regioni. «La risposta dell'Unione Europea con i Fondi del Recovery è un aumento senza precedenti, rispetto agli aumenti di fondi ordinari che pure dobbiamo far crescere perché la domanda di assistenza dei cittadini italiani crescerà».
Territorio e formazione - «Ben 4 miliardi dei circa 20 li mettiamo sull'assistenza domiciliare - ha aggiunto Speranza - per rafforzare l'assistenza sul territorio, passando dal 4% a 10% degli over 65 assistiti, da 2 punti sotto media Ocse a 2 punti sopra; due miliardi andranno sulle case di comunità, luoghi di assistenza sanitaria e primo accompagnamento verso le cure» dove vi sarà «la presa in carico sanitaria con le cure primarie. Ne saranno finanziate fino 1.350 per offrire prima assistenza e prima risposta di carattere sociale e sanitario». Un altro miliardo servirà a costruire «circa 400 ospedali di comunità, a prevalente gestione infermieristica». Ma dalla relazione di Speranza spicca che l'intervento più importante è forse sulla formazione del personale, destinataria di un intervento quantificato ora in 2 miliardi di euro: più borse di studio per i medici di medicina generale, 4.200 contratti in più per le borse di specializzazione dei medici «e poi la formazione continua in particolare sulle competenze manageriali e digitali e sulla grande questione delle infezioni della resistenza agli antimicrobici».
Ospedali e strumentazione - La qualità è un imperativo, «nel Patto per la Salute con le Regioni del dicembre 2019 abbiamo sottolineato la necessità di rivedere il Decreto Ministeriale 70 sugli standard ospedalieri e toccato il tema dei punti nascita dove dovremo contemplare sia la necessità di garantire sicurezza al momento del parto sia la spinta dei territori che non vogliono perdere presìdi considerati di tutta importanza». Continueranno come e più di prima i monitoraggi delle spese delle regioni con il ministero dell'Economia e con quello della Salute limitatamente all'applicazione dei livelli essenziali di assistenza, e toccheranno in modo particolare ancora le regioni in piano di rientro. Infine, relativamente all'assistenza territoriale «tra aree diverse del paese, non è solo un tema Nord-Sud di mobilità sanitaria ci sono diseguaglianze anche nelle regioni più avanzate nell'erogare i livelli di assistenza. In particolare, il PNRR stanzia 4 miliardi per la modernizzazione degli strumenti degli ospedali - spiega il ministro della Salute - a partire dai presìdi delle aree che non hanno avuto risorse per investire. Bisognerà lavorare anche sui singoli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, perché ci sono asimmetrie, e per migliorare i servizi di pediatria».
Campagna vaccinale - Speranza parla nel giorno in cui l'Italia supera i 55 milioni di dosi somministrate di vaccino contro il Covid-19. «Fino a 2 mesi e mezzo fa avevamo quasi 30 mila persone in ospedale, oggi siamo sotto 1.500 (-95% ricoveri); avevamo 3.800 persone in terapia intensiva, oggi siamo a 190 ( -90%). La campagna di vaccinazione è essenziale per metterci alle spalle questa stagione, i numeri sono confortanti e dobbiamo insistere».