
Con la
variante Delta che incombe la Ue sempre più esplicitamente invoca un trasferimento dell'ultimo minuto delle semifinali e della finale dalla sede designata di Wembley, evidenziando l'impatto dei nuovi contagi alimentati dal ceppo ex indiano del coronavirus registrati in primis nelle ultime settimane a Londra e nel Regno. Una richiesta che i vertici del football continentale peraltro, non sembrano disposti ad accogliere. E che il governo britannico di
Boris Johnson mostra di voler ignorare.
"L'Uefa deve valutare molto attentamente" la possibilità di disputare le semifinali e la finale di Euro2020 a Wembley poiché c'é "asimmetria" da parte del Regno Unito, che da un lato "impone restrizioni ai cittadini britannici che viaggiano nei Paesi Ue, dall'altro accetta una massiccia presenza di visitatori europei" per assistere alle partite, ha attaccato uno dei vicepresidenti della Commissione europea,
Margaritis Schinas, sollevando la questione per il secondo giorno di fila. E puntando il dito in particolare contro il via libera a un'impennata del numero degli spettatori preannunciata dal governo Johnson nei giorni scorsi. Anche "l'idea di uno stadio pieno in un momento in cui siamo così preoccupati per la variante Delta" dovrebbe "far riflettere" le autorità calcistiche, ha insistito l'esponente politico greco facendosi scudo dietro le riserve già manifestate sulla scelta londinese dalla cancelliera tedesca
Angela Merkel e prima di lei dal premier
Mario Draghi.
Intanto anche in Russia la situazione sembra in chiaro peggioramento e i casi di contagio sono esplosi e i morti crescono come non mai.
Alexander Gintsburg, il padre dello Sputnik e capo del Gamaleya Center, avverte che, con la variante delta, "in una certa percentuale di casi, che con ogni probabilità aumenterà costantemente, la letalità può salire da 1-2% a circa 5-10%". In più già si rilevano le prime infezioni di delta plus.