Vaccini anti Covid a m-Rna e monodose Johnson & Johnson al centro dei lavori della 12esima Commissione Igiene e Sanità del Senato riunita per audire i vertici dell'Aifa, Agenzia italiana del farmaco: il direttore Nicola Magrini e il presidente Giorgio Palù. Il vaccino J&J «è un vaccino a dose singola e resta tale. Il richiamo, come per gli altri vaccini, lo valuteremo dopo 9-12 mesi, a cadenza annuale. Nel prossimo inverno valuteremo per tutti i vaccini, in base alla circolazione del virus o se ci saranno varianti», la necessità di una nuova somministrazione. «Il vaccino J&J è basato su una sola dose perché gli studi presentati dall'azienda sono stati fatti su una popolazione che ha ricevuto una sola dose. E' possibile che studi mirati a testare un eventuale vantaggio incrementale fornito dalla seconda dose possano dimostrarlo, ma al momento non sono oggi disponibili», ha detto Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) e coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) nel suo intervento in audizione. I richiami di entrambi i vaccini a m-Rna, Pfizer e Moderna «possono essere dilazionati. Modificando l'obbligo della seconda dose a 21 o 28 giorni, non si creano chissà quali danni. Anzi», ha chiarito il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco. «Cominciamo a vedere anche in Italia gli effetti molto positivi di questa vaccinazione - ha aggiunto - i dati di diffidenza vaccinale vanno considerati molto attentamente e garbatamente, senza arroganza, ma i vaccini si stanno dimostrando una grande opportunità». «Recentemente c'è stata un po' di discussione sulla possibilità di dilazionare la seconda dose dei vaccini anti-Covid al fine di esporre maggiormente la popolazione a una prima dose di vaccino, e Aifa ha riferito che si registra l'indicazione di 21-28 giorni per Pfizer e Moderna come dato certificato, ma che la popolazione studiata arrivava fino a 42 giorni e pertanto si poteva ritenere approvato e on label un uso di questo tipo che è stato preferito e scelto come una modalità di somministrazione accettabile e preferibile». «La decisione di posporre AstraZeneca a 12 settimane invece - ha aggiunto Magrini - derivava da studi inglesi di buona qualità che dimostravano una migliore risposta ritardando la somministrazione della seconda dose rispetto alle quattro settimane iniziali degli studi». Una terza dose di vaccino anti-Covid «è assolutamente ragionevole che debba essere fatta, ma non è completamente stimabile quando dovrà essere raccomandata la somministrazione. La spiegazione è che i tempi di osservazione dei soggetti immunizzati sono ancora limitati. E' ragionevole pensare che si vada dai 10 mesi in su, cioè per 10 mesi dovrebbe mantenersi la capacità protettiva dei soggetti vaccinati, ma è anche possibile che questo intervallo temporale venga prolungato», ha osservato Locatelli. Nel frattempo il progetto del vaccino italiano Reithera va avanti. A 4 giorni dallo stop della Corte dei Conti al decreto che attivava i fondi per la biontech romana, l'azienda scrive ai centri che hanno preso parte finora alla sperimentazione dell'immunizzante sottolineando che «Reithera continua, come prima e più di prima, con determinazione ed impegno a credere nel progetto». «La decisione della Corte - afferma Reithera - non avrà alcun impatto sul regolare proseguimento e svolgimento della fase II del vaccino. Per lo svolgimento della fase III, in mancanza di intervento da parte del governo, Reithera cercherà fonti di finanziamento alternativi. Il pronunciamento della Corte dei Conti non riguarda la bontà del progetto o del vaccino ma aspetti tecnico-giuridici legati al contratto di finanziamento». In particolare l'azienda parla di «un vizio di forma del contratto di sviluppo». Ma una soluzione, dice il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, «dovrà essere trovata. Avere una possibilità di un vaccino fatto in casa - aggiunge - è un'opportunità per tutta l'Italia». Secondo il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario all' emergenza Coronavirus, quello di Reithera è un «obiettivo più di medio e lungo termine», visto che «abbiamo 4 vaccini disponibili e a giugno avremo anche il Curevac».