
Decisioni rapide in sanità e visione agile dell'azienda sanitaria: sono due punti di forza, non solo per l'Italia ma a livello continentale, che hanno contribuito a portare le idee di
Giovanni Gorgoni direttore generale dell'Agenzia sanitaria regionale Aress Puglia, al vertice di Euregha, network delle autorità locali sanitarie degli stati membri dell'Unione europea. Un ruolo prestigioso - nonché un programma denso di obiettivi - di cui Gorgoni parla in una videointervista a
Doctor33.
In Aress, Gorgoni ha puntato sulla value based healthcare, l'attribuzione di priorità a beni e servizi sanitari in funzione del valore aggiunto in termini di salute (concretizzatasi con la creazione di "laboratori del valore"); ma anche sul lean management, la gestione aziendale agile, e sul clinical costing: la Puglia è la sola regione italiana che ha mappato le strutture ospedaliere in base alla condizione clinica così da facilitare la misurazione dei rapporti costo/beneficio degli interventi. Sono temi in cui si dice che in Italia siamo indietro, ma lo è un po' tutta Europa. Ad esempio, sulla Value based healthcare, «la visione delle teorie di Michael Porter è pragmatica, «negli Stati Uniti si applicano già queste valutazioni, mentre in Europa - non solo in Italia - la prospettiva è teorica e teoretica. A parole diciamo di essere "value" da 15 anni - osserva Gorgoni - ma in realtà ci concentriamo in modo peculiare sul valore "societale" ed allocativo di queste scelte, sulla medicina personalizzata, perdendo contatto con l'uso dello strumento. Lo stesso "lean management", la gestione snella, è un processo bottom-up, diverso da quelli ordinari dove sono le politiche a guidare le pratiche».
Il 2020 ha insegnato quanto la salute sia decisiva per la ricchezza delle nazioni; alla presa di coscienza ha corrisposto un balzo in avanti dell'e-health e della telemedicina, protagonista a sua volta del Piano di ripresa e resilienza: il Piano porterà sviluppo nel sistema salute? «I fondi europei del Recovery sono una scommessa ineludibile nel ridisegnare anche informaticamente le sanità», spiega Gorgoni. «Ma non dobbiamo accontentarci di una semplice "digitization", di tele-visite da remoto che siano una brutta copia del rapporto medico-paziente in presenza. Dobbiamo invece puntare a una "digital transformation" dei processi di cura che annulli i percorsi preesistenti e ne abiliti di nuovi, potenziati dalla tecnologia, con nuovi ruoli professionali. Non c'è un gap tecnologico da affrontare ma un problema culturale organizzativo».
Il 2020 ci ha anche insegnato che la sanità non conosce confini; in questo senso Euregha, una rete europea di autonomie "piccole" rispetto agli stati membri comunitari, ha vari progetti. «La campagna principale, Health in all regions, non parte dal presupposto che la regione ha esigenze prioritarie rispetto allo stato; le politiche sanitarie però - spiega Gorgoni - si articolano a livelli regionali, nei fatti in Italia abbiamo 21 modi diversi di fare sanità e in Europa il trend è simile, lo si è visto nei criteri di adattamento dell'assistenza a pazienti Covid e No Covid indagati dalle 10 regioni del network, di cui la Puglia fa parte. Altre due battaglie da affrontare sono il Beating cancer plan comunitario (Aress Puglia ha appena progettato la rete oncologica regionale) ed Euriphi-European wide innovation procurement in healthcare, che detta linee guida sull'uso di strategie di procurement innovative per acquistare sul mercato risultati prima ancora che servizi. Abbiamo poi il mandato di ampliare la platea delle authorities aderenti al network. Non si punta a un servizio sanitario europeo unico ma a un set di livelli essenziali di assistenza, di "diritti di cittadinanza", per ogni cittadino-paziente Ue».
Per costruire il management della sanità che verrà su cosa puntare? «Intanto su percorsi formativi strutturati, la formazione non può essere su base volontaristica, implicita, eterogenea ma deve essere sistematica e strutturata. A partire dagli acquisti. Oggi scontiamo inadeguatezze nei meccanismi di acquisto delle stazioni appaltanti, si è visto con l'acquisto dei vaccini Covid che pure è stato il primo vero atto di unità europea in sanità. Occorre raffinare le competenze in questo settore e nella digital transformation per introdurre tecnologie nuove: big data, internet of things, Ict. C'è bisogno di competenze che non si acquisiscono con i meccanismi tradizionali dei concorsi pubblici né, spesso, con la preparazione "ordinaria" che porta a superare quei concorsi. Il confronto internazionale aiuta a cambiare».