
Un morto ogni quattro minuti, sono i numeri dei decessi per Covid che arrivano da Nuova Delhi. La
variante indiana sta mettendo in ginocchio il già poco stabile sistema sanitario locale. I corpi bruciati in strada sono l'immagine più cruda di un'emergenza legata alla carenza di ossigeno, alla povertà diffusa, a misure anti-contagio tutt'altro che rigide nel Paese da 1,3 miliardi di abitanti, oltre che alla particolare aggressività della variante B.1.617. È in corso una mobilitazione internazionale per rispondere alla richiesta di aiuto lanciata da Nuova Delhi.
Gli Stati Uniti hanno annunciato «più rifornimenti e supporto», e stanno considerando di inviare all'India parte del surplus del vaccino Astrazeneca. L'Ue ha attivato il Meccanismo di protezione civile europeo, coinvolgendo i suoi Stati. La Germania ha promesso rifornimenti di ossigeno. Ottanta tonnellate sono arrivate con un aereo cargo dall'Arabia Saudita. Il Regno Unito sta allestendo la spedizione di 495 concentratori e 120 ventilatori, e apparecchi simili arriveranno anche dalla Francia. Auto della polizia scortano i camion cisterne con il prezioso gas sulle strade indiane fino agli ospedali, ed è stato vietato l'ossigeno liquido per usi diversi da quello medico. Così è stato esteso di una settimana il lockdown per i 20 milioni di abitanti di Nuova Delhi, ed è stato imposto il coprifuoco in alcune aree, come il Kashmir.
Una mutazione temibile, forse resistente agli attuali vaccini, che ora spaventa l'Europa. L'Italia chiude i suoi confini a chi negli ultimi 14 giorni è stato in India. Possono entrare solo i residenti, con tampone in partenza, in arrivo e con obbligo di quarantena, secondo la misura annunciata dal ministro della Salute,
Roberto Speranza, per scongiurare l'importazione della variante indiana. Il nuovo ceppo, nel Vecchio Continente, è già sbarcato da più di un mese. Ad esempio, in Gran Bretagna, Belgio e in Italia, con il primo caso a Firenze. Alla lista si è aggiunta la Svizzera, con una persona in transito da uno degli aeroporti del Paese. Per il momento si contano qualche centinaio di casi in Europa e alcune migliaia nel mondo. Ma la velocità con cui la variante si sta propagando in India non consente di dormire sonni tranquilli, soprattutto in una fase in cui le restrizioni ai contatti sociali iniziano ad allentarsi. La variante indiana «ci preoccupa come tutte quelle che appaiono nel mondo e di cui sappiamo poco». E in questo momento «di riaperture e zone gialle dobbiamo avere la massima attenzione e capire tre cose: se è più trasmissibile rispetto al ceppo originale, se è più letale e se resiste ai vaccini». Lo spiega all'Adnkronos Salute
Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma. «Il virus ancora non si è stabilizzato e si modifica - sottolinea Andreoni - e può evidentemente far partire nuove varianti. Dobbiamo tracciare e monitorare per individuarlo in anticipo».
Molti esperti stimano che per il picco bisognerà attendere almeno tre settimane. Complici anche i raduni di massa che sono una consuetudine per gli indiani, dalle riunioni d'affari ai matrimoni. Per non parlare dei milioni di pellegrini che anche quest'anno si sono ammassati nel Gange per la rituale immersione. Gli ospedali a Delhi e in altre città sono al collasso, ma la situazione più grave è la carenza di ossigeno per le terapie intensive. «Viviamo in una città in cui respirare è diventato un lusso per tanti», ha raccontato un medico di un ospedale della capitale alla Bbc, spiegando di passare tanto tempo al telefono, anche con i colleghi, a caccia di bombole. Solo al Jaipur Golden Hospital, in una notte, 20 pazienti sono morti perché rimasti senza ossigeno. L'unicità della variante indiana, proprio per via della sua doppia mutazione, è motivo di preoccupazione nel resto del mondo, Europa compresa, perché' non è chiaro se i vaccini attualmente utilizzati siano in grado di neutralizzarla.
Gianluca Polifrone