
Nel 2020 il coronavirus ha portato un aumento della mortalità che ha una doppia lettura: se le statistiche dicono che è dovuto per il 69% al Covid, di fatto ha interessato per due terzi pazienti cardiologici, oncologici, ematologici vittime tanto del virus quanto della propria malattia. A fare il punto sulla vera mortalità no-Covid è la Foce, la confederazione di cardiologi, oncologi, ematologi in un documento di analisi e proposte al legislatore e al governo. Altro aspetto evidenziato, se per il 2020 la colpa dell'alto tasso di mortalità da Covid-19 in Italia, il quinto al mondo con 3,03 vittime su 100 contagiati, era correlato al servizio sanitario "povero" ed impreparato, da quest'anno è legato alla mancata vaccinazione delle categorie a rischio e degli anziani. Il documento interessa 11 milioni di pazienti italiani ed altri 6 milioni che si dovrebbero sottoporre quest'anno a screening oncologici. La premessa sono gli interventi chirurgici per tumore cancellati causa, ad esempio, sale operatorie occupate da letti intensivi; il calo del 20 (o 30)% dei trattamenti oncologici; il crollo degli afflussi in ospedale di pazienti con infarto acuto e dei follow up con il raddoppio conseguente della mortalità cardiovascolare; l'azzeramento di screening e follow-up. Sull'aumento del 21% dei decessi registrato in Italia tra marzo e settembre 2020 le schede Istat dicono che il 69% è da Covid, e un 31% per la grande maggioranza si deve alle tre patologie. A spanne, si calcola un 10-12% di eccesso di mortalità dovuto alle tre categorie a fronte di paesi dove l'eccesso di mortalità in malati no Covid non c'è stato (Germania) o è stato del 5,6% (Francia). "Un ruolo determinante hanno assunto i ritardi nella prevenzione, nella diagnosi e nella presa in carico e nell'attuazione di trattamenti salvavita", scrive Foce. Nel 2019 l'Italia aveva 314 letti ogni 100 mila abitanti contro i 500 della media Ue, 8,6 letti di terapia intensiva contro i 34 della Germania, 130 mila medici negli ospedali contro i 200 mila tedeschi (che come popolazione sono un terzo di più) e i 172 mila francesi, una spesa sanitaria del 6,5% del prodotto interno lordo o meno. Ma nel 2020 abbiamo colmato in parte il gap sulle terapie intensive. E abbiamo iniziato a dicembre, come gli altri, a vaccinare. Eppure, l'eccedenza di mortalità Covid incluso, al momento non pare scalfita dal fatto che disponiamo degli stessi volumi di vaccino di altri paesi comunitari. E il motivo è in parte spiegato dal fatto che non stiamo vaccinando tutti gli anziani e i fragili. Il 35% dei vaccinati non fa parte delle categorie a maggior rischio; di queste ultime, 16 milioni, solo il 38% ha ricevuto almeno una dose di vaccino. Su 4 milioni di over 80, bisognosi di 8 milioni di dosi, solo 3 milioni ne sono state somministrate. Colpa delle aziende che non distribuiscono abbastanza dosi? No. "I dati al 4 aprile mostrano come l'Italia occupi il 16° posto in Europa per vaccinati con una prima dose over 80 rispetto alla totalità degli aventi diritto (56%) ed addirittura il 22° ed ultimo posto per i cittadini tra i 70 e 79 anni". Si attende ora che l'Italia arrivi a 500 mila somministrazioni al giorno, target raggiunto non solo da Uk ma da Francia e Germania che ora veleggia verso le 700 mila.
L'associazione guidata da
Francesco Cognetti già il 16 febbraio aveva chiesto invano di affiancare agli over 80 per la vaccinazione 150 mila pazienti oncologici, 160 mila cardiologici e 70 mila oncoematologici in corso di trattamento attivo o trattati negli ultimi 6 mesi. Analogo "sos" al generale Figliuolo a inizio marzo porta alle raccomandazioni ministeriali ad interim (10 marzo) che pongono i pazienti fragili come primi della seconda fase e quindi arriva il discorso del premier Draghi dell'8 aprile. Foce per il futuro ribadisce le proposte già anticipate in un documento con Agenas che doveva diventare atto d'indirizzo per le regioni: separare ospedali Covid e no Covid, usare gli alberghi Covid per contenere i contagi da paucisintomatici, far tornare pienamente operative le strutture oncologiche, cardiologiche, ematologiche e i letti di chirurgia e medicina, porre in carico alla medicina territoriale l'organizzazione di screening e follow up ripartendo a breve. Foce non cita il Recovery Plan, ma chiede un piano Marshall per la sanità in due fasi: una a breve in cui far ripartire gli screening con una campagna mirata a regioni e cittadini per potenziare al massimo prevenzione primaria, secondaria ed aderenza alla terapia; e un intervento a lungo termine per ripopolare ospedali e strutture di medicina di prossimità: 600 associazioni di pazienti saranno coinvolte per portare avanti le richieste. Con la speranza di intaccare l'eccesso di mortalità registrato nel 2020.