
Per migliorare le cure e la sanità nel nostro Paese dopo una pandemia che sta mettendo in ginocchio l'intero sistema sanitario, il primo investimento strutturale da mettere in atto è «una completa rivisitazione degli ospedali italiani. Abbiamo bisogno di spazi maggiori, di aree in cui i nostri pazienti possano essere eventualmente isolati, di un accesso celere con percorsi ben definiti dal pronto soccorso ai reparti di degenza». È
Furio Colivicchi, presidente eletto Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) e direttore Uoc di Cardiologia clinica e riabilitativa San Filippo Neri, Roma, a sottolineare la necessità impellente di interventi strutturali nei nosocomi italiani, troppo datati per far fronte alle esigenze dei nostri tempi. In
un'intervista a Doctor33 Colivicchi evidenzia come la pandemia abbia messo in crisi non solo i modelli strutturali ma anche quelli «organizzativi» dei nostri ospedali, parlando di un fenomeno che si è diffuso.
«Abbiamo avuto un revival e un ripescaggio delle vecchie strutture a padiglioni» perché «molti ospedali, non ultimo quello in cui mi trovo a lavorare, hanno potuto costruire un Covid Hospital separato dal resto dell'ospedale. C'è la necessità, quindi, di «una completa rivisitazione delle strutture ospedaliere» perché «abbiamo visto come le infezioni quotidianamente si sono disperse all'interno delle strutture ospedaliere creando grossissime difficoltà agli operatori e ai pazienti». Il presidente Anmco parla dell'esigenza di «un piano Nazionale, concordato con la Conferenza Stato-regioni, che preveda di ridefinire gli standard di almeno una parte delle strutture ospedaliere», «se non disponiamo di spazi adeguati le cure per qualsiasi sia il problema non potrà essere risolto». Colivicchi si è, poi, soffermato sul tema della prossimità, uno dei problemi che ha causato più difficoltà in questo periodo di pandemia ma che è servito a mettere in risalto l'urgenza di interventi su questo fronte. La parola d'ordine è stata «telemedicina», è proprio grazie ai nuovi sistemi informatici che, anche nel corso dei ripetuti lockdown, i medici sono riusciti a restare in contatto con i propri pazienti. Chi più dei cardiologi aveva questa necessità. «I modelli di integrazione tra le strutture ospedaliere e le risorse strutturali del territorio devono evolvere, con un ruolo centrale della medicinale, senza la quale l'integrazione ospedale-territorio ha dei limiti sostanziali», osserva Colivicchi. Ad essere implementati dovranno essere, per l'esperto, «il modello di teleconsulto e la visita virtuale».
Il cardiologo porta all'attenzione un esempio del suo ospedale, «con i pazienti che dimettiamo dalla nostra struttura, adesso siamo in grado di fare dei controlli a distanza e questi controlli hanno una loro valorizzazione per l'ospedale e per l'Asl». I modelli di prossimità, dunque, «non possono prescindere dalle professionalità - sottolinea - che spesso sono state concentrate negli ospedali che quindi devono essere portate e avvicinate al territorio. L'occasione dell'informatica e della telemedicina e delle reti clinico-assistenziali è la chiave attraverso la quale noi potremmo fare questo». «La pandemia, ancora, una volta ci ha costretto verso nuove modalità di intervento in sanità», riflette. Colivicchi parla di medicina di prossimità, ma «longitudinale». Nel senso che «negli ultimi anni molti di noi sono stati abituati semplicemente all'erogazione di prestazioni. Ma non è più così - precisa - Il modello nuovo prevede la presa in carico in cui il paziente deve vedere un percorso per la gestione dei suoi fattori di rischio cardiovascolari o delle sue patologie cardiovascolari con un orizzonte temporale lungo, non una medicina trasversale, ma longitudinale. La prossimità va bene, ma deve essere abbinata ad un pensiero longitudinale che ci aiuti a seguire questi pazienti nel tempo, altrimenti il prezzo che pagheremo sarà molto alto». «Nulla sarà più come prima - dichiara - e dobbiamo darci un'altra organizzazione. Le malattie cardiovascolari presenteranno il conto in termini di mortalità e di nuovi eventi nel breve-medio periodo quindi dobbiamo prepararci a quella che noi chiamiamo una 'Next generation Anmco', cioè un approccio nuovo a questo tipo di problema».
Colivicchi prevede, infatti, che «nei prossimi mesi e nei prossimi anni tutti questi pazienti con malattie cardiovascolari o con importanti condizioni come l'ipertensione arteriosa, che non sono stati ben curati in questa fase storica, si presenteranno con problemi di salute importanti. Per questo noi ci stiamo preparando a una nuova sfida della nuova normalità e stiamo costruendo dei percorsi formativi solidi che aiutino i colleghi cardiologi in tutta Italia affinché siano pronti a quello che accadrà». Non si prospetta una situazione facile da gestire, «incontreremo pazienti con problematiche più serie, clinicamente più gravi, con comorbidità multiple. C'è poi il grande tema di tutti quei pazienti che sono sopravvissuti al coronavirus e questo porta con sé una serie di stralci cardiopolmonari non banali, come stiamo vedendo». Il cardiologo prospetta, quindi, «una situazione completamente diversa e tutto quello che avevamo imparato in qualche modo lo dobbiamo rimodulare».