Professione medica
16/02/2021

Recovery Fund, i fondi del Mes indispensabili alla sanità. Il punto di Anaao Assomed

Il Recovery Fund per la sanità è insufficiente, 20 miliardi da spendere non colmano i 37 miliardi di mancato finanziamento che hanno caratterizzato gli anni fino al 2019. Per alcuni - incluso Matteo Renzi che sul tema ha aperto una crisi di governo - il famigerato Fondo Salvastati o Mes sarebbe una possibilità da sfruttare. Lo è anche per Carlo Palermo segretario dei medici ospedalieri di Anaao Assomed: «36 miliardi di finanziamento al servizio sanitario nazionale non si sono mai visti tutti in una volta, e servono ad intervenire nelle criticità emerse nella prima fase dell'epidemia: carenze di letti e personale, potenziamento delle terapie intensive e semi-intensive e della risposta della medicina territoriale. Al momento il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza per la sanità è meno di 20 miliardi, mentre le iniziali richieste del ministro della Salute giungevano a 68 miliardi. Su temi specifici, gli iniziali 30 miliardi per ristrutturare il patrimonio edilizio scendono a 10, e si perde un miliardo anche nei da sempre asfittici investimenti in ricerca e formazione del personale». Non è finita. «Finanziandoci ai tassi chiesti dal Mes, molto più convenienti di quelli che l'Italia affronta piazzando titoli sul mercato, avremmo risparmiato fin qui 500 milioni», dice Palermo. Anche se, ammette, «oggi attingere al Mes è meno conveniente perché con l'arrivo di Draghi lo spread si è contratto ed il mercato ci dà più credito».

A quanto pare però il Salvastati converrebbe lo stesso. Lo spiega in un webinar l'economista Silvia Merler, capo della ricerca all'Algebris Policy & Research Forum ed analista economica alla Direzione generale affari economici e finanziari della Commissione europea. «Durante i lock-down del 2020 l'Italia ha perso il 40% dell'attività economica potenziale. Con la Spagna abbiamo avuto l'impatto più disastroso della pandemia sul prodotto interno lordo e sull'occupazione. Gli strumenti che l'Unione Europea mette a disposizione per la ripresa sono il Fondo Salvastati, il Fondo d'assistenza contro la disoccupazione e il Next Generation Ue o Recovery Fund che, nel complesso, si compone di stanziamenti a fondo perduto per 500 miliardi e di prestiti per 250 miliardi. Per finanziarsi la Banca centrale europea ha emesso titoli, ma mentre tra il 2010 e il 2019 lo ha fatto per complessivi 70 miliardi, ora lo fa per oltre 10 volte tanto e l'Italia finisce per giovarsi degli stanziamenti ad essa dedicati più di altri paesi». Il Mes è stato penalizzato dalle precedenti esperienze. È un Fondo alimentato non da tutti e 27 i paesi Ue ma dai 19 dell'Eurogruppo cioè dei paesi dell'Unione che hanno l'euro come moneta, ci siamo anche noi. Ne hanno fruito la Grecia, quando era in grave deficit e non riusciva a finanziarsi agevolmente sul mercato, e ha subìto pesanti controlli e conseguenze sulle politiche per la pubblica amministrazione, e negli stessi anni Portogallo e Spagna con meno problemi ma non in tranquillità. Oggi le condizioni sono diverse, il Mes per la pandemia si finanzierebbe a tassi negativi (-0,3/-0,4%), un po' come un prestito tra grandi amici, ma con costi di gestione consistenti. Conviene di più che andarsi a prendere gli stessi soldi sul mercato del risparmio, dove tuttora pagheremmo 200 miliardi di interessi in più.
Gli spagnoli lo hanno evitato. Hanno fatto bene? Merler sottolinea come, mentre il Recovery Fund serva a costruire aggiustamenti strutturali di lungo periodo su temi connessi a sviluppi extra-pandemici quali transizione ecologica e digitalizzazione, il Mes è vincolato a un utilizzo "per la sanità" delle risorse, che tra l'altro ci servirebbero in tempi contenuti. Si può andare a prendere quei 36 miliardi dai circa 200 del Recovery Fund aumentando lo stanziamento per la sanità a scapito di altre voci, ma il grosso dei finanziamenti arriverebbe dal 2022, quindi non subito, e toglieremmo risorse da temi quali ad esempio la giustizia, dove l'Italia non ha ancora piani per digitalizzare, per darle a una sanità dove comunque abbiamo anni di esperienza di management. Per finire, pure nel Recovery Plan ci si chiede di dare garanzie su tempi e modi adottati per l'uso delle risorse europee. A conti fatti e in linea teorica, conclude Merler, «una risorsa in più non sarebbe da rifiutare se si vuole emergere quanto prima dallo shock».
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