
Responsabilità, "visione", inclusione: questo, che è il titolo di un documento programmatico per il governo Draghi, chiede il
Partito democratico per il futuro e per crescere con il Recovery Fund europeo. Tante le proposte, i settori toccati, e la sanità non è alla fine ma all'inizio, dopo l'Europa, alla quale si chiede di potenziare le politiche di inclusione per combattere le diseguaglianze e l'armonizzazione delle regole di bilancio ed impositive. A livello economico, nelle 26 pagine, tornano spesso tre temi su tutti: le politiche efficientamento energetico, quelle di genere e quelle di inclusione, favorita dall'introduzione di un'imposizione progressiva continua alla tedesca, l'esatto contrario della "flat tax".
Due le "urgenze": attuazione del piano nazionale vaccinale anti-covid19 e rafforzamento del servizio sanitario nazionale universalistico, con riduzione dei divari territoriali, pieno impiego dei 18 miliardi del Recovery Plan e risorse aggiuntive. Qui c'è la prima importante "impuntatura": se lo stato mette i soldi europei su una scommessa che pagheranno le nuove generazioni, le regioni non possono mettersi di traverso; nel programma Pd si parla dunque di superare i conflitti istituzionali valutando l'opportunità di inserire una "clausola di supremazia" che consenta allo stato di sostituirsi alle regioni nelle materie di loro competenza (sanità in primis) in caso di rotture insanabili. Un esempio: in tema di ambiente, si parla esplicitamente di adottare una politica nazionale di gestione dei rifiuti, realizzando gli impianti necessari e tecnologicamente avanzati, e riducendo i forti divari territoriali esistenti. Per tornare alla sanità, in tema di legislazione concorrente "scotta" il rafforzamento della medicina territoriale, di medicina di famiglia e distretti sanitari (che porta dietro la realizzazione di livelli essenziali di assistenza per i pazienti Covid e il rispetto dei Lea dei pazienti non Covid); altro tema caldo, gli investimenti per assunzioni e la formazione del personale, con l'aumento delle borse di studio e di specialità, e l'adeguamento degli stipendi. Altri obiettivi, il potenziamento delle politiche di prevenzione e diagnosi precoce cui fa da contraltare la necessità di investire in ricerca e in digitalizzazione, con la realizzazione di una grande piattaforma informatica nazionale e lo sviluppo della telemedicina.
Un motivo che attraversa tutto il piano è l'integrazione delle politiche sanitarie e sociali: da una parte va favorito l'accesso a terapie innovative e a piani diagnostici avanzati, dall'altra serve un welfare "finalmente evoluto, che affronti le fragilità partendo dalla piena attuazione della legge 328 del 2000 (vanno introdotti livelli essenziali di assistenza sociale). "SanitaÌ e sociale devono uscire ugualmente rafforzati dalla pandemia perché sono le basi della democrazia della cura". Servono Punti unici di accesso al Servizio sanitario situati di preferenza nelle Case della salute, "luogo privilegiato per dare piena realizzazione della presa in carico"; e in parallelo serve deospedalizzare investendo in servizi domiciliari, assistenti familiari tutelati, cure per il dolore, servizi di prossimità "per il disbrigo di incombenze e trasporti", centri diurni di socializzazione. Bene sarebbe istituire dei budget di salute che integrino risorse sanitarie e sociali e potenziare i servizi sociali avvicinandosi il più possibile al rapporto di un assistente sociale ogni 5000 abitanti, e approvando misure a tutela economica ed occupazionale dei caregiver familiari.
Tra le altre richieste: piena attuazione della legge sul "Dopo di noi" con adeguata copertura economica; trasformazione delle Rsa in luoghi di assistenza piuÌ vicini alla dimensione familiare e meno a quella ospedaliera; sostegno alla vita autonoma anche attraverso investimenti in edilizia residenziale pubblica e sociale e supporto alla locazione. Per la Pubblica amministrazione, la scommessa è la semplificazione; tra i temi specifici da "attenzionare", lo sblocco del turnover e l'assunzione di 500.000 nuovi impiegati pubblici "per riequilibrare il ruolo dei giovani"; l'introduzione di nuovi profili professionali (ingegneristici, legati alla valutazione dei progetti e al design dei servizi) per evitare una mera sostituzione dell'esistente; la revisione delle modalità di svolgimento dei concorsi; un forte investimento in formazione per l'acquisizione di competenze digitali ed organizzative del dipendente pubblico.
Mauro Miserendino