Politica e Sanità

ott222018

Giornata balbuzie, problema sottovalutato per oltre un milione di italiani

Sensibilizzare sulla balbuzie e promuovere una maggiore comprensione di questo fenomeno - che riguarda 1 milione di italiani con un'incidenza dell''8% - e delle sue cause. È questo l'obiettivo della Giornata internazionale della balbuzie, che ogni anno si celebra il 22 ottobre. «Ad oggi - spiega Valentina Letorio, neuropsicologa - le teorie neuroscientifiche più recenti suggeriscono che alla base della balbuzie ci sia un malfunzionamento nel meccanismo di controllo motorio del linguaggio. Quando una persona parla esercita parallelamente un controllo costante di ciò che dice per valutarne la correttezza in termini di programmazione e produzione del suono; se percepisce un errore, si interrompe in modo da cercare di produrre nuovamente la parola o la frase in maniera corretta».

In Italia ci sono due principali scuole di pensiero riguardo allo sviluppo di metodi e percorsi per contrastare la balbuzie: la prima vede questo disturbo come conseguenza di un trauma infantile o di uno stato emotivo alterato e la prassi riabilitativa mira quindi a scandagliare i vissuti emotivi legati a un trauma; la seconda, invece, tenta di superare i blocchi tipici della balbuzie attraverso tecniche compensative e sostitutive basate sul principio del canto. «Quale ex balbuziente - racconta Giovanni Muscarà, fondatore del Vivavoce Institute - tutti i tentativi che ho intrapreso sono stati inutili fino a quando, con l''aiuto di neurologi, neuropsicologi e fisioterapisti, non ho sviluppato un nuovo metodo, il Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering (Mrm-S), che prevede un lavoro di rieducazione della persona per riprendere il controllo del singolo movimento necessario a produrre un suono e gestire il linguaggio in un contesto di ansia e stress».

Il Mrm-S è un metodo comportamentale che si fonda sul principio del motor learning, ossia sul cambiamento permanente di un comportamento attraverso la pratica e l'esperienza. In particolare, la corretta coordinazione tra schemi respiratori, fonatori e articolatori permette di riprendere il controllo dei propri movimenti e di conseguenza della propria voce. Una volta che questi schemi motori vengono appresi, la metodica interviene sull'aspetto più emotivo e comportamentale, identificando le situazioni quotidiane vissute come stressanti dalla persona e allenando l'efficacia del nuovo schema motorio appreso in tali situazioni.

«Il metodo Mrm-S - spiega Pasquale Anthony della Rosa, neuroscienziato, collaboratore dell''Unità di Neuroradiologia pediatrica dell'ospedale San Raffaele - è l'unico metodo per la balbuzie in Italia ad essere sottoposto a validazione scientifica per valutarne oggettivamente l''effetto sui meccanismi di controllo del linguaggio, il cui malfunzionamento sarebbe proprio alla base della balbuzie. Il Mrm-S, oltre ad agire sulla componente puramente linguistica, interviene anche su questo disequilibrio cognitivo, migliorando la performance sia dell''attività di programmazione ed esecuzione, sia di quella di controllo. Questo apre a una nuova prospettiva sulla balbuzie, più ampia rispetto a quelle tradizionali che la inquadrano come un problema esclusivamente legato alle sue manifestazioni di tipo psicologico o puramente linguistico». La diagnosi tempestiva di questo disturbo, che in media esordisce tra i 2 e 3 anni e che, nell''88% dei casi, regredisce spontaneamente entro i 6, è spesso difficile, osservano gli esperti.

«Ad oggi, purtroppo esiste un vuoto assistenziale - afferma Rinaldo Missaglia, pediatra e segretario nazionale Simpef, Sindacato medici pediatri di famiglia - Davanti a un bambino che balbetta, il nostro primo riferimento è la Neuropsichiatria infantile e la Logopedia. Una prima difficoltà assistenziale sono le lunghe liste d'attesa per l'accesso agli specialisti sia per un approfondimento diagnostico sia per il successivo intervento terapeutico. Perché la figura del pediatra di famiglia possa diventare un importante punto di riferimento anche per questo disturbo, è necessario che i pediatri stessi siano aggiornati e sensibilizzati su questo disturbo e sul modo in cui possa essere affrontato».
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