Pianeta Farmaco

feb62019

Neuropsicofarmacologia, nuovi farmaci per le donne in perimenopausa e per il trattamento della schizofrenia

"Le sfide della neuropsicofarmacologia contemporanea: nuovi meccanismi d'azione, comorbidità, declino cognitivo": il titolo del XX Congresso nazionale della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano, dà un'idea della vastità dei temi affrontati.

Insieme a Matteo Balestrieri, professore Ordinario all'Università degli Studi di Udine, alla presidenza Sinpf è stato eletto Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, che ha tenuto una lezione magistrale su "Depressione e riflessi sulla cognitività in perimenopausa".

«Questo periodo molto ben identificato della vita delle donne - spiega Mencacci - comporta una serie di disturbi cognitivi, ma se vengono riconosciuti e adeguatamente trattati si possono mantenere ottime funzionalità. E oggi abbiamo la possibilità di seguire nuovi approcci, che non sono solamente ormonali». Accanto ai farmaci più comuni, si sta imponendo la vortioxetina, un antidepressivo multimodale di ultima generazione su cui Mencacci ha presentato molti dati: «Il grande vantaggio è poter mettere insieme una cura degli aspetti depressivi assieme a quelli cognitivi, senza avere gli effetti ridondanti di altre terapie, come l'aumento di peso e la riduzione del desiderio sessuale».

Le altre sessioni del Congresso si sono concentrate da un lato sul tema delle psicosi indotte da sostanze stupefacenti, e dall'altro su tutte le novità nel trattamento della schizofrenia, a cui è stato dato molto spazio. Come riferisce Mencacci, «si sono imposte quattro molecole: l'aripiprazolo long acting offre grandi benefici su specifici tipi di pazienti; il paliperidonepalmitato, ad assunzione trimestrale, ha la possibilità di utilizzo fin dalle prime fasi; piuttosto recente è l'utilizzo del lurasidone, mentre l'ultima uscita è la cariprazina. Per la schizofrenia abbiamo dunque nuove armi farmacologiche, che facilitano i percorsi di autoconsapevolezza, di empowerment e di gestione del sé e permettono un recupero in senso riabilitativo fino a puntare a una vera e propria recovery in pazienti che finora trovavano scarsa risposta, il tutto in una condizione di aumentata sicurezza. Queste nuove molecole migliorano la qualità della vita ma, essendo farmaci più sicuri, anche la durata, in un quadro in cui questi pazienti avevano un'aspettativa di vita di 15 anni inferiore rispetto alla popolazione generale».
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