Il Sindacato medici italiani (SMI) della Lombardia chiede che il nuovo Accordo integrativo regionale (AIR) della medicina generale 2026 riconosca economicamente le attività già svolte dai medici di famiglia e definisca preventivamente le condizioni organizzative e di sicurezza per i turni nelle Case di comunità. La posizione è stata illustrata in una nota da Rocco Imerti, segretario regionale SMI, dopo l'ultima riunione del confronto con la Regione Lombardia, svoltasi la settimana precedente.
Secondo il sindacato, le risorse dovrebbero essere destinate prioritariamente al riconoscimento dell'attività ordinaria, anziché all'introduzione di ulteriori progetti. SMI richiama in particolare il carico burocratico e informatico che grava sui medici di medicina generale, comprese le prescrizioni e le attività amministrative, e propone una riorganizzazione attraverso il personale dei distretti.
Un altro punto del confronto riguarda i pazienti in deroga, che SMI chiede di includere nel conteggio per la determinazione della quota oraria dei medici RUAP. Il sindacato sostiene che questi assistiti comportino un impegno professionale analogo, o anche superiore, rispetto agli altri pazienti. Imerti riferisce che la Regione ha mostrato disponibilità ad affrontare la questione, ma attende che questa apertura si traduca in misure concrete.
Sul versante delle risorse destinate agli studi medici, SMI chiede che il riconoscimento dei cosiddetti fattori produttivi sia garantito a tutti i professionisti aventi titolo che ne facciano richiesta. Il riferimento è ai fondi per il personale di studio, gli infermieri, i collaboratori e l'organizzazione delle forme associative territoriali.
Il sindacato contesta inoltre la gestione dell'indennità informatica, il cui riconoscimento, secondo il comunicato, è stato limitato alla data della sentenza della Corte d'Appello di Milano. SMI chiede invece che il beneficio sia reso strutturale per tutta la categoria.
Particolare attenzione viene riservata alle Case di comunità. SMI riferisce di avere prospettato una diffida alla Regione e alle aziende sanitarie qualora vengano disposti turni senza una preventiva definizione scritta delle condizioni organizzative e di sicurezza.
Tra gli elementi richiesti figurano l'individuazione della sede, del gestore, del datore di lavoro e dei referenti per le emergenze, oltre alla definizione dei rischi professionali, delle misure di protezione, delle procedure per incidenti biologici e aggressioni e della disponibilità di locali, attrezzature e dispositivi adeguati.
SMI ribadisce infine la propria contrarietà all'accordo stralcio del 23 giugno sulle Case di comunità. Secondo il sindacato, la partecipazione dei medici di medicina generale dovrebbe essere volontaria, in considerazione della natura convenzionale del rapporto di lavoro.