Un miliardo e 645 milioni di euro per un voucher sanitario agli over 75, mentre milioni di cittadini continuano a fare i conti con le liste d’attesa. La Fnomceo contesta la scelta del Governo e chiede di cambiare destinazione alle risorse previste dalla Manovra 2027: anziché finanziare la Carta sanitaria, i fondi dovrebbero essere utilizzati per garantire le prestazioni nei tempi dovuti, anche attraverso l'applicazione delle tutele già previste dalla normativa. È la proposta lanciata da Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, che critica anche l'esclusione del Ministero della Salute dalla definizione delle prestazioni acquistabili con il voucher. La Carta sanitaria, prevista dall'articolo 53 del disegno di legge di Bilancio e finanziata per il solo 2027, sarà attuata attraverso un decreto del Ministro del Lavoro, di concerto con il Ministro dell'Economia, senza il coinvolgimento del dicastero guidato da Orazio Schillaci. Una scelta che Anelli definisce difficile da comprendere e per la quale esprime solidarietà al ministro, ricordando anche il mancato accoglimento della sua richiesta di 5,5 miliardi di euro aggiuntivi per il Servizio sanitario nazionale. "Le risorse per la salute servano a garantire ai cittadini le cure di cui hanno bisogno, nei tempi dovuti", afferma il presidente Fnomceo, invitando il Parlamento a correggere l'impostazione della Manovra. Per Anelli, il problema non riguarda soltanto la distribuzione delle risorse, ma anche la mancanza di una strategia organica per il personale sanitario. Gli stanziamenti per le indennità di pronto soccorso e le prestazioni aggiuntive rappresentano interventi riconosciuti dalla Federazione, ma non sufficienti a rendere attrattivo il lavoro nel servizio pubblico. Servono assunzioni, retribuzioni adeguate, valorizzazione delle competenze e migliori condizioni lavorative. A confermare la difficoltà di trattenere i professionisti nel Ssn è il dato Anaao-Assomed richiamato da Anelli: nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri sono state 3.767, superando i 2.876 pensionamenti. "Il problema è anche riuscire a trattenere chi già lavora nel Ssn", sottolinea.
La carenza di professionisti rischia di compromettere anche l'attuazione della riforma dell'assistenza territoriale. "Senza professionisti le Case della comunità e l'assistenza domiciliare non potranno funzionare", avverte Anelli. Agli investimenti nelle strutture devono corrispondere finanziamenti stabili per il personale e per l'organizzazione dei servizi, con équipe multiprofessionali e un collegamento continuativo tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti, infermieri, altri professionisti sanitari, servizi sociali e ospedali. La necessità di rafforzare la presa in carico riguarda soprattutto la popolazione anziana e le persone con patologie croniche. Secondo le stime riportate dalla Federazione, applicando alla popolazione di inizio 2025 le prevalenze per età rilevate dall'Istat nel 2024, tra i circa 19 milioni di italiani con almeno 60 anni si contano 14,3 milioni di persone con almeno una malattia cronica: 4,6 milioni con una patologia e 9,7 milioni con due o più. Si tratta di tre ultrasessantenni su quattro, mentre circa uno su due convive con più patologie. "Parliamo di persone che hanno bisogno di essere seguite nel tempo, anche a domicilio, sostenendo le famiglie e riducendo i ricoveri evitabili", osserva Anelli. La cronicità richiede continuità assistenziale e investimenti nella prevenzione delle complicanze e degli aggravamenti, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita e ridurre il ricorso all'ospedale.
La Fnomceo chiede quindi di modificare l'articolo 53 inserendo espressamente il concerto del Ministro della Salute nel decreto attuativo della Carta sanitaria. Ma la richiesta principale riguarda la destinazione delle risorse: gli 1,645 miliardi previsti per il voucher dovrebbero essere utilizzati per rendere effettive le garanzie contro le liste d'attesa, dando applicazione alla cosiddetta legge Prodi. Il riferimento è al decreto legislativo 124 del 1998, che già prevedeva, a determinate condizioni, la possibilità per il cittadino di ottenere la prestazione in regime di libera professione intramuraria quando il servizio pubblico non fosse in grado di rispettare i tempi previsti, pagando eventualmente soltanto il ticket. "Finanziare e rendere accessibile questa garanzia, con procedure semplici e uniformi, significa assicurare una risposta a chi oggi attende troppo a lungo o rinuncia alle cure", sostiene Anelli. Per la Federazione, il sostegno agli anziani non può esaurirsi in un contributo economico temporaneo, ma deve tradursi nella possibilità concreta di accedere alle prestazioni necessarie.