Soltanto la metà dei circa 600 candidati al concorso per l'accesso al corso triennale di formazione in medicina generale in Lombardia si è effettivamente presentata alle prove, a fronte di poco meno di 500 posti disponibili. Lo segnala il Sindacato Medici Italiani (SMI) in un comunicato, nel quale chiede una revisione del percorso formativo e rilancia la proposta di istituire una scuola di specializzazione universitaria in medicina generale.
Secondo Rocco Imerti, segretario regionale dello SMI Lombardia, i risultati del concorso mostrano la necessità di approfondire le ragioni delle difficoltà che interessano la professione e il sistema di formazione dei futuri medici di famiglia.
Il sindacato richiama, in particolare, la diversa tempistica delle procedure di accesso alla formazione in medicina generale e alle scuole di specializzazione. Quest'anno, osserva Imerti, le domande per il corso triennale sono state anticipate rispetto a quelle per le specialità mediche. Una parte dei neolaureati avrebbe quindi presentato domanda per medicina generale in attesa del concorso di specializzazione, considerato il proprio obiettivo principale.
A questo fenomeno, secondo lo SMI, si aggiungono i candidati che, pur essendosi iscritti, non iniziano il corso oppure lo abbandonano durante il percorso.
Il sindacato critica inoltre l'attuale organizzazione della formazione, giudicata carente sul piano della qualità, della preparazione clinica e del trattamento economico. Tra gli aspetti contestati figurano anche il peso della burocrazia e un'impostazione che, secondo Imerti, riserverebbe spazio eccessivo alle dinamiche sindacali rispetto alla pratica clinica.
Per affrontare queste criticità, lo SMI propone di sostituire l'attuale percorso con una scuola di specializzazione universitaria in medicina generale, cure primarie e medicina di comunità.
Un altro punto riguarda la remunerazione dei medici in formazione. Secondo il sindacato, il trattamento economico previsto dal corso triennale può spingere i giovani laureati ad assumere incarichi sul territorio fin dall'inizio del percorso, pur trattandosi di una scelta formalmente volontaria.
Lo SMI sostiene che la partecipazione registrata in Lombardia fosse prevedibile e invita i responsabili della programmazione e dell'organizzazione formativa a valutare le ragioni del risultato.
Il sindacato riferisce infine di avere elaborato una proposta di legge per l'istituzione della scuola di specializzazione universitaria in medicina generale, cure primarie e medicina di comunità, che intende mettere a disposizione della categoria medica e del Parlamento.