Nel 2025 il 19,6% delle famiglie italiane che già sostenevano spese per visite mediche e accertamenti periodici ha dichiarato di averle limitate rispetto all'anno precedente. Il dato emerge dal rapporto Istat sulle spese per consumi delle famiglie, pubblicato l'8 ottobre, e viene richiamato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), che sollecita un rafforzamento del Servizio sanitario nazionale per garantire l'accesso alle prestazioni.
«La salute non può diventare la voce da tagliare per far quadrare i conti di casa. Ci preoccupa che quasi una famiglia su cinque, tra quelle che già ricorrevano a visite mediche e accertamenti periodici, dichiari di aver ridotto la spesa per queste prestazioni. Dobbiamo evitare che un bisogno di salute resti senza risposta e che un controllo necessario venga rimandato fino a quando non è più possibile aspettare», dichiara Filippo Anelli, presidente della Fnomceo.
Secondo l'indagine Istat, il 74,6% delle famiglie considerate ha mantenuto invariati i comportamenti di acquisto per visite e controlli, mentre il 5,8% ha aumentato la spesa. Nel complesso, la quota di famiglie che dichiara di non aver modificato le proprie abitudini di consumo per beni e servizi sanitari è scesa dal 78,6% del 2024 al 74,6% del 2025.
La spesa media mensile delle famiglie italiane per la salute è stata pari a 113,18 euro nel 2025, rispetto ai 116,22 euro del 2024. La differenza, pari a circa tre euro mensili, non risulta statisticamente significativa. La spesa complessiva per consumi delle famiglie si è attestata invece a 2.782 euro al mese.
Anelli invita a distinguere la riduzione della spesa dalla rinuncia alle prestazioni sanitarie. «Questi dati - osserva Anelli - vanno letti con precisione: la riduzione della spesa non coincide automaticamente con la rinuncia a prestazioni necessarie. L'indagine, da sola, non consente dunque di stabilire quante famiglie abbiano rinunciato a curarsi per motivi economici, né di attribuire questi comportamenti alle liste d'attesa. Ma il segnale richiede un approfondimento, proprio per comprendere se, dietro una minore spesa, vi siano bisogni di salute che restano senza risposta».
Il rapporto Istat evidenzia che la sanità assorbe la quota maggiore dei consumi nelle famiglie anziane. Le coppie senza figli con persona di riferimento di almeno 65 anni destinano alla salute il 5,8% della spesa complessiva, pari a 164 euro mensili. Per gli anziani che vivono soli la quota è del 5,4%, corrispondente a 104 euro al mese.
Emergono anche differenze territoriali: nel 2025 la spesa sanitaria media mensile delle famiglie è stata di circa 125 euro nel Nord-est e 84 euro nel Sud.
«Spendere meno non significa necessariamente avere meno bisogno di assistenza. Occorre comprendere se e quanto le diverse possibilità economiche condizionino l'accesso alle prestazioni e garantire che il Servizio sanitario nazionale risponda ai bisogni delle persone in ogni territorio», sottolinea Anelli.
La Fnomceo richiama infine la necessità di investire nel personale sanitario, rendere disponibili visite ed esami nei tempi appropriati e rafforzare la continuità assistenziale, con particolare attenzione agli anziani e alle persone con maggiori bisogni di cura.