La previdenza dei medici entra in una fase che richiederà "accortezza" e soprattutto coesione. È il messaggio lanciato da Alberto Oliveti, presidente dell'Enpam, intervenendo all'85° congresso nazionale della Fimmg in corso a Villasimius. Un passaggio che guarda alla sostenibilità di lungo periodo del sistema previdenziale dei professionisti, alle prese con un progressivo squilibrio tra entrate contributive e uscite. "Oggi per la previdenza dei medici che hanno lavorato spendiamo di più di quanto incassiamo da chi lavora, e sarà così per vent'anni", ha spiegato Oliveti. Da qui la necessità, secondo il presidente Enpam, di fare "tutto il possibile affinché coloro che verranno abbiano l'interesse a stare in questo sistema", rafforzando quindi la continuità tra le diverse generazioni di professionisti.
Il passaggio più delicato riguarda però il prossimo decennio. "Addirittura dal 2030 al 2040, sulla base dei calcoli attuariali, il saldo previdenziale negativo non sarà più riequilibrato dai proventi degli investimenti, ma dovremo consumare una parte del patrimonio per garantire l'equilibrio", ha sottolineato Oliveti. In questo scenario, il patrimonio diventa uno strumento da amministrare con una prospettiva di lungo periodo. Per Oliveti, l'"accortezza" richiesta significa "consapevolezza della situazione, tempestività nell'azione, lungimiranza nella visione", ma anche capacità di "fare un gioco di squadra e di garantire coesione e continuità".
L'utilizzo del patrimonio, ha ricordato il presidente dell'Enpam, rientra del resto nella funzione stessa per cui è stato accumulato: "garantire la continuità del sistema". La Fondazione arriva a questa fase con una dotazione patrimoniale che, dal 2012 a oggi, è più che raddoppiata, raggiungendo oltre 31 miliardi di euro. Un risultato al quale, secondo i dati citati da Oliveti, hanno contribuito 9,5 miliardi di euro di proventi del patrimonio, nonostante 2,044 miliardi di euro di tasse pagate.