Tra il 1991 e il 2024 la mortalità complessiva per cancro negli Stati Uniti è diminuita del 35%, con quasi 5 milioni di decessi evitati. Lo evidenzia il Cancer Progress Report 2026 dell’American Association for Cancer Research (AACR), che attribuisce gran parte di questo risultato alla riduzione del fumo di tabacco, al conseguente calo delle morti per tumore del polmone e ai progressi nella diagnosi precoce e nelle cure.
Anche i miglioramenti registrati nei tumori della mammella e del colon-retto hanno contribuito in modo significativo. Oggi la sopravvivenza a cinque anni per tutti i tumori considerati nel loro insieme ha raggiunto il 71%, un dato che riflette l’impatto crescente della ricerca oncologica.
Nel periodo luglio 2025-giugno 2026 la FDA ha approvato 11 nuove terapie antitumorali e nuove indicazioni per 5 farmaci già disponibili. Tra le novità più rilevanti figura daraxonrasib, primo inibitore della famiglia RAS autorizzato per l’adenocarcinoma pancreatico duttale metastatico con mutazioni RAS G12, dopo risultati di fase III che hanno mostrato un raddoppio della sopravvivenza globale mediana rispetto alla chemioterapia.
Il rapporto evidenzia inoltre i progressi dei vaccini antitumorali. Un vaccino peptidico diretto contro mutazioni di KRAS ha generato risposte immunitarie durature in soggetti ad alto rischio di tumore pancreatico, mentre un vaccino personalizzato sperimentale per il melanoma resecato ha ridotto il rischio di recidiva e metastasi a distanza fino a cinque anni.
Restano però profonde differenze tra le varie neoplasie. La sopravvivenza a cinque anni è pari al 14% nel tumore del pancreas e al 7% nel glioblastoma, contro il 92% nel carcinoma mammario e il 98% in quello prostatico. Nelle forme metastatiche, tuttavia, questi valori scendono rispettivamente al 34% e al 40%.
L’AACR segnala inoltre un aumento dei tumori a esordio precoce, particolarmente evidente nelle donne, e richiama l’attenzione sui fattori di rischio modificabili, responsabili di circa il 40% dei tumori negli Stati Uniti.
In questo contesto cresce l’interesse verso gli agonisti del GLP-1. Alcuni studi hanno associato questi farmaci a una riduzione del 41% del rischio di tumori correlati all’obesità e a una minore progressione verso la malattia metastatica in diverse neoplasie. Tuttavia, una revisione di 48 studi clinici con oltre 94.000 partecipanti non ha confermato una riduzione significativa del rischio oncologico complessivo, mentre altre ricerche hanno suggerito possibili aumenti del rischio per specifici tumori.
Per gli autori del rapporto, le evidenze sui GLP-1 rimangono dunque contrastanti e saranno necessari ulteriori studi per chiarirne il potenziale ruolo nella prevenzione oncologica. L’AACR avverte infine che i futuri progressi potrebbero essere minacciati da possibili tagli ai finanziamenti federali destinati alla ricerca, sottolineando la necessità di mantenere un forte sostegno agli investimenti scientifici che hanno reso possibile il costante miglioramento degli esiti dei pazienti oncologici.
Clin Cancer Res. 2026 Sep 16:OF1-OF4. doi: 10.1158/1078-0432.CCR-26-3009.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42747322