Centralizzare i test molecolari in laboratori accreditati, creare reti capaci di condividere i dati e affidare ai Molecular Tumor Board il governo del percorso dell’oncologia di precisione. Sono le condizioni indicate da Giancarlo Pruneri, ordinario di Anatomia patologica all’Università Statale di Milano e coordinatore del Master di secondo livello in “Molecular Pathology and Molecular Tumor Board”, che a novembre avvierà la sua seconda edizione. Il percorso formativo, promosso dalla Statale con Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Istituto Europeo di Oncologia e Ospedale Niguarda, prepara le diverse figure professionali chiamate a tradurre il profilo molecolare del tumore in una possibile scelta terapeutica.
«Le competenze che intendiamo sviluppare sono riassunte nel titolo del Master: la patologia molecolare, quindi l’oncologia di precisione nei laboratori e non solo, e il funzionamento dei Molecular Tumor Board», spiega Pruneri. «Si tratta di gruppi nei quali diverse professionalità si incontrano per svolgere due attività: il sequenziamento e l’identificazione delle alterazioni molecolari, quindi la prescrizione di farmaci personalizzati per la cura dei tumori».
La composizione del gruppo riflette la complessità delle decisioni. «È una multidisciplinarità reale e non gerarchica. Le figure necessarie sono patologi, patologi molecolari, oncologi, biologi molecolari e genetisti. A queste si affiancano bioinformatici, biotecnologi e tecnici di laboratorio. Nel nostro Molecular Tumor Board lavorano anche farmacologi interessati al tipo di azione dei farmaci rispetto alle alterazioni molecolari».
La prima edizione del Master ha coinvolto proprio queste professionalità. «Abbiamo ricevuto moltissime richieste di partecipazione. I partecipanti sono professionisti già consolidati e questo sottolinea il carattere innovativo dell’iniziativa».
Le opportunità dell’oncologia di precisione derivano dall’evoluzione delle tecnologie di analisi. «Oggi possiamo indagare in profondità e in modo esteso le alterazioni del DNA, quindi genomiche, dell’RNA, trascrittomiche, e poi quelle proteiche e metabolomiche», prosegue Pruneri. «Nella pratica clinica lavoriamo soprattutto con metodiche genomiche e trascrittomiche, ma tutte le altre sono pronte a entrare nello scenario clinico».
Il Molecular Tumor Board deve anche valutare quali innovazioni possano essere trasferite dalla ricerca all’assistenza. «Deve governare il processo dell’oncologia di precisione con due obiettivi: consentire ai pazienti di essere curati sulla base delle tecnologie più moderne e identificare quali tecnologie possano entrare nella pratica clinica».
Il passaggio deve tenere conto della sostenibilità. «Da una parte abbiamo la ricerca scientifica, che genera i dati necessari per ipotizzare l’impiego clinico di una tecnologia. Dall’altra, nei sistemi sanitari universalistici come quello italiano dobbiamo bilanciare l’efficacia dell’intervento con la gestione dei costi, perché l’ambizione è portare queste attività a tutti i pazienti oncologici».
Secondo Pruneri, i Molecular Tumor Board devono quindi «creare reti, condividere i dati e verificare l’utilità clinica e gli esiti delle proprie iniziative». Fare sistema è importante anche «nella gestione e nell’approvazione dei farmaci».
Il principale ostacolo riguarda le risorse necessarie per la diagnostica e le terapie. «Abbiamo bisogno, a livello nazionale, di laboratori ben strutturati, accreditati e sicuri per il paziente, capaci di eseguire i test necessari. È un tema di razionalizzazione dei costi all’interno di un percorso che deve necessariamente prevedere una centralizzazione».
A questo si aggiunge il finanziamento dei trattamenti. «Disponiamo di tecnologie e farmaci sempre più precisi, che hanno però costi elevati. La sfida dei prossimi anni sarà far quadrare queste due sfere, per raggiungere la maggior parte dei pazienti con i test a più alta specificità».
La centralizzazione può diventare uno strumento per ampliare l’accesso: «Può permettere di ottimizzare i finanziamenti e raggiungere la platea più vasta possibile di pazienti».