Il 15 settembre, in occasione della Giornata Mondiale del Linfoma, è arrivata una notizia concreta per i pazienti italiani con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL). L’anticorpo CD20xCD3 Glofitamab in associazione a gemcitabina e oxaliplatino (GemOx) è ora disponibile e rimborsato in Italia come seconda linea di trattamento per i pazienti con DLBCL recidivato o refrattario. Si tratta della prima combinazione di un anticorpo bispecifico con chemioterapia approvata in questa indicazione, e porta con sé due caratteristiche che ne definiscono il profilo pratico: è off-the-shelf, cioè immediatamente disponibile per la somministrazione, senza i tempi di preparazione richiesti da CAR-T o trapianto, e ha una durata fissa, di solito dodici cicli, pari a circa otto mesi.
Il linfoma diffuso a grandi cellule B è la forma più comune di linfoma non Hodgkin. Fino al 40% dei pazienti non risponde alla prima linea di trattamento o va incontro a recidiva, ritrovandosi in un percorso di cura complesso con opzioni ancora limitate.
“Una recidiva entro i 12 mesi orienta generalmente verso la terapia CAR-T, mentre una ricaduta oltre i 12 mesi può indirizzare verso il trapianto autologo di cellule staminali”, ha spiegato il professore Carmelo Carlo-Stella, Ordinario di Ematologia e Direttore della Divisione di Ematologia dell'IRCCS Humanitas Research Hospital di Milano. “Entrambe le opzioni sono però riservate ai pazienti eleggibili. Sussiste quindi un importante bisogno clinico insoddisfatto per chi non può beneficiare di questi trattamenti”.
Fino ad oggi, in quel segmento di pazienti, le possibilità erano estremamente limitate. La chemioterapia standard R-GemOx permetteva di portare a guarigione circa il 10% dei casi refrattari sottoposti a trapianto, ma solo il 50% dei pazienti era effettivamente in grado di accedervi. Le terapie CAR-T hanno ampliato le opzioni, guarendo circa il 40% dei trattabili, lasciando però ancora una quota rilevante senza risposta efficace. Gli anticorpi bispecifici rappresentano il passo successivo, offrendo una possibilità anche a chi non ha risposto alle linee precedenti.
Lo studio internazionale di fase III STARGLO ha confrontato la combinazione glofitamab + GemOx con R-GemOx nei pazienti con DLBCL recidivato o refrattario, con un disegno 2 a 1 nel braccio sperimentale. A tre anni di osservazione, i risultati sono netti. La sopravvivenza globale mediana è quasi raddoppiata: 25,5 mesi nel braccio glofitamab + GemOx contro 12,5 mesi nel braccio di controllo. La sopravvivenza libera da progressione è passata da 3,3 a 14,4 mesi.
I dati più rilevanti riguardano i pazienti trattati in seconda linea: più di uno su due è vivo dopo tre anni nel braccio trattato con la nuova combinazione, con una sopravvivenza mediana libera da progressione di 20,4 mesi contro 5,5 mesi del braccio R-GemOx. E il beneficio è stato osservato in tutti i sottogruppi di età: nei pazienti con meno di 65 anni, la sopravvivenza globale mediana è stata di 27 mesi contro 9; in quelli tra 65 e 74 anni, di 25 contro 13,8; in quelli con 75 anni o più, di 33 contro 8,3.
“La combinazione di glofitamab e GemOx ha dimostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard di cura”, ha dichiarato il professor Paolo Corradini, Ordinario di Ematologia all'Università degli Studi di Milano e Direttore della Divisione di Ematologia della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. “L'efficacia osservata anche nella popolazione più anziana, insieme a un profilo di sicurezza gestibile, rende questa combinazione un'opzione di grande interesse nella pratica clinica, con un potenziale curativo anche in seconda linea”.
Corradini ha spiegato il meccanismo d'azione dell'anticorpo bispecifico: a differenza degli anticorpi monoclonali tradizionali che riconoscono un solo bersaglio, glofitamab si lega contemporaneamente a due molecole sulla superficie delle cellule di linfoma e a un linfocita T del paziente, reclutando direttamente il sistema immunitario per uccidere la cellula neoplastica.
“È uno scenario completamente nuovo: entra in gioco il sistema immunitario del paziente stesso, estremamente più potente di tutti gli schemi di anticorpi convenzionali. E in questo caso l'anticorpo è stato sviluppato per un periodo fisso di trattamento”.
Vito Ladisa, Direttore della Struttura Complessa di Farmacia Ospedaliera della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha affrontato il tema della sostenibilità con un'analisi che va oltre il costo del singolo farmaco. “Una innovazione a durata fissa, pronta all'uso, con un rapporto costo-efficacia altamente sostenibile, consente una maggiore programmabilità del trattamento e un utilizzo più appropriato delle risorse. Inoltre, può contribuire a ridurre i costi associati a un controllo meno efficace della malattia, con la conseguente necessità di accedere a linee di trattamento successive o di gestire complicanze, ricoveri e altre cure potenzialmente evitabili”. Ladisa ha aggiunto un punto che spesso resta fuori dal calcolo: una terapia con potenziale curativo ha anche una ricaduta sociale, in termini di ritorno al lavoro e riduzione del carico assistenziale sulle famiglie.
Davide Petruzzelli, Presidente de La Lampada di Aladino ETS, ha ricordato cosa significa la recidiva per chi la vive. “Ricevere una diagnosi di linfoma o affrontare una recidiva significa vedere la propria vita improvvisamente sospesa. La recidiva viene vissuta come una sconfitta, uno sbandamento profondo. Queste nuove terapie hanno un potenziale curativo e permettono di riprogrammare la propria vita”. Petruzzelli ha sottolineato anche la dimensione del supporto psicologico, ancora troppo spesso scaricata sulle famiglie o sulle associazioni di pazienti invece di essere strutturata all'interno dei percorsi di cura. “Disporre di terapie pronte all'uso e a durata fissa significa offrire nuove opportunità a chi ha opzioni limitate, ma anche alleggerire il carico emotivo e organizzativo che grava sulle famiglie."
Infine, Anna Maria Porrini, Direttore Medico di Roche Italia, ha inquadrato la disponibilità di glofitamab nel contesto dell'impegno ventennale dell'azienda in onco-ematologia: “I pazienti con DLBCL recidivato o refrattario possono non essere eleggibili a trapianto. Oggi le possibilità di trattamento per questa popolazione si ampliano grazie a un'innovazione terapeutica aggiuntiva con effetti significativi sugli esiti clinici, immediatamente disponibile, pronta all’uso e a durata fissa."