“Il Servizio sanitario nazionale rischia di non riuscire più a garantire la sua funzione fondamentale: non lasciare solo il cittadino davanti alla malattia”. È la riflessione di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), dopo la tragedia di Pietralata, dove Luca Abbasciano, la moglie Valentina Pambianco e la figlia Bianca, 5 anni e gravemente disabile, sono stati trovati morti nella loro abitazione. Secondo quanto emerso, la famiglia aveva cercato una speranza di cura anche all'estero, arrivando a spendere centinaia di migliaia di euro per trattamenti sperimentali in Messico. "Quella promessa è oggi sfocata e adombrata", dice Anelli a Doctor33. E nella solitudine davanti alla malattia, nelle difficoltà economiche e nella ricerca disperata di una soluzione può inserirsi anche il ricorso a terapie prive di solide evidenze scientifiche.
Quando una diagnosi lascia poche possibilità, il confine tra ricerca e illusione può diventare sottile. Per una famiglia disposta a tutto pur di salvare un figlio, anche una cura sperimentale può trasformarsi nell'ultima carta da giocare. "Queste pratiche non sono oggi compatibili con i doveri deontologici che impongono al medico terapie validate scientificamente", chiarisce Anelli. Anche quando si tratta di sperimentazione, il medico deve spiegare con precisione al paziente che non si trova davanti a una terapia approvata. "Deve acquisire il consenso informato spiegando in modo dettagliato che non sono terapie approvate, ma suffragate da ricerche che ne giustificano l'uso in casi particolari". Il rapporto tra medico e cittadino, sottolinea il presidente Fnomceo, è strutturalmente sbilanciato. "Il medico è custode di informazioni di cui non può abusare, ma che deve usare solo per la tutela della salute". È proprio questa asimmetria informativa a rendere particolarmente delicato il rapporto con famiglie vulnerabili e disposte a sostenere costi enormi pur di inseguire una possibilità di cura. Quando una famiglia arriva a spendere decine o centinaia di migliaia di euro per una terapia, "questo è l'atteggiamento del medico che propone queste situazioni", afferma Anelli.
Il primo argine, per il cittadino, dovrebbe essere il confronto con il proprio medico. Ma anche questo presidio è sempre più difficile da garantire. "Il Servizio sanitario nazionale è stato istituito perché prima i cittadini erano soli davanti alla malattia", ricorda Anelli. Il volto concreto di quella risposta era il medico di famiglia. Oggi, però, "molti cittadini non hanno più il medico di famiglia per carenze di personale, o i medici sono oberati di lavoro". Ne deriva una carenza che riguarda direttamente la qualità della cura: "Manca il tempo di cura", sottolinea Anelli, richiamando la legge 219 del 2017, che riconosce il tempo della comunicazione come parte integrante del percorso assistenziale. "Il medico ha il dovere di non proporre 'stupidaggini' e di seguire le prove scientifiche; il cittadino, per garantirsi, ha necessità di trovare nel medico il tempo necessario per avere informazioni corrette". Per il presidente Fnomceo, quindi, contrastare le false speranze significa anche ricostruire le condizioni per una relazione medico-paziente nella quale il professionista possa ascoltare, spiegare e orientare. "Oggi i meccanismi attuali non favoriscono una serena relazione tra medico e cittadino".
La questione, secondo Anelli, è innanzitutto politica. "Non è una scelta organizzativa, è una scelta di fondo: lo Stato deve dire se vuole mantenere la promessa di non lasciare solo il cittadino". E per farlo "servono risorse per i professionisti". "Un medico con 2000 assistiti o uno specialista sommerso dalle liste d'attesa non ha il tempo per la comunicazione e la cura", sottolinea. Il rischio è quello di un progressivo spostamento verso un sistema nel quale la possibilità di curarsi dipende sempre più dalle disponibilità economiche individuali. "Senza un sostegno chiaro, scivoleremo verso un sistema assicurativo dove chi ha di più ha la migliore sanità", con una conseguente violazione, secondo Anelli, dell'articolo 3 della Costituzione. Il segnale più evidente della difficoltà del sistema è rappresentato dalla rinuncia alle cure. "Ci sono 6 milioni di cittadini che rinunciano alle cure: è un sintomo molto forte di una malattia del sistema che va assolutamente contrastata", chiosa il presidente Fnomceo.
Anna Capasso