Sei italiani su dieci dichiarano di utilizzare principalmente strumenti digitali, dalle ricerche online ai chatbot e alle applicazioni, per ottenere informazioni su malattie e farmaci. Il medico resta tuttavia il riferimento considerato più affidabile, empatico e accurato. È quanto emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, realizzata da Nomisma su un campione di 1.300 persone tra 18 e 70 anni.
Secondo la rilevazione, il 49% degli intervistati utilizza strumenti di intelligenza artificiale almeno una volta alla settimana. Tra questi, il 27% vi ricorre anche per ottenere consigli riguardanti la salute. Tra coloro che hanno interrogato l’AI su salute e benessere, l’86% si dichiara soddisfatto delle informazioni ricevute e il 38% molto o completamente soddisfatto.
La maggioranza degli intervistati non considera però l’intelligenza artificiale un sostituto del medico. Il 63% ritiene che possa soltanto affiancare la medicina tradizionale, mentre il 16% la considera non adatta all'ambito medico. Il 21% ritiene invece possibile una sostituzione almeno parziale.
Il confronto tra medico e strumenti di intelligenza artificiale evidenzia differenze anche nelle caratteristiche attribuite ai due canali. Il professionista sanitario viene considerato più affidabile dal 75% degli intervistati, più empatico dal 73%, più accurato dal 68% e maggiormente adeguato a definire un percorso di cura personalizzato dal 63%. All’intelligenza artificiale vengono invece attribuiti soprattutto rapidità, indicata dal 64%, e accessibilità, dal 57%. Il 46% degli intervistati la considera inoltre maggiormente incline a commettere errori.
L'indagine ha analizzato anche quali informazioni sanitarie vengono cercate attraverso gli strumenti digitali. Il 42% degli intervistati li utilizza per capire se determinati sintomi richiedano una visita medica, il 41% per ottenere chiarimenti su analisi e referti e il 32% per cercare informazioni su esami, strutture ospedaliere e percorsi di cura. Il 30% ricerca invece rimedi per disturbi lievi senza ricorrere a un consulto.
L’AI risulta, secondo l’indagine, il secondo canale digitale utilizzato per cercare informazioni sulla salute, dietro ai motori di ricerca, con una diffusione maggiore tra i giovani. Parallelamente, il 33% degli intervistati dichiara di affidarsi esclusivamente al parere del medico di medicina generale o degli specialisti e di non fidarsi delle informazioni reperibili online.
L'indagine è stata condotta da Nomisma con metodologia CAWI nel giugno 2026 su un campione di 1.300 italiani di età compresa tra 18 e 70 anni, stratificato per età, sesso e area geografica, con un sovracampionamento nelle province di Milano, Bologna e Napoli.