Lo stanziamento di 235,8 milioni di euro per la diagnostica di primo livello deve essere accompagnato da risorse destinate alla formazione e alla remunerazione dei medici di medicina generale. Lo chiede Snami, che collega l’acquisto delle apparecchiature ai nuovi compiti assegnati ai professionisti negli studi, nelle Case della Comunità e nella gestione dei pazienti cronici.
Il sindacato valuta positivamente lo sblocco dei fondi destinati a ecografi, elettrocardiografi, spirometri e altre tecnologie. Secondo Snami, la disponibilità di questi strumenti negli studi dei medici di famiglia può favorire diagnosi più tempestive, ridurre gli accessi impropri al Pronto soccorso e contribuire alla riduzione delle liste d’attesa.
La dotazione tecnologica, sottolinea però il comunicato, non è sufficiente senza un investimento sulle competenze cliniche necessarie per utilizzare le apparecchiature. Per questo il sindacato rilancia la richiesta di una specializzazione universitaria in Medicina generale, indicata come strumento per garantire formazione, qualità delle cure e integrazione con le altre discipline del Servizio sanitario nazionale.
Snami chiede inoltre che il finanziamento sia stabile e strutturale e non riguardi soltanto l’acquisto delle tecnologie. Le risorse dovrebbero comprendere anche la formazione dei professionisti e la remunerazione delle attività aggiuntive connesse alla diagnostica, all’assistenza territoriale e alla presa in carico delle persone con patologie croniche.
«Investire nella Medicina generale significa rafforzare l’assistenza di prossimità, alleggerire gli ospedali e garantire ai cittadini cure più rapide e qualificate», dichiara Simona Autunnali, neopresidente nazionale Snami. «Non si possono chiedere nuovi compiti senza investire anche sui professionisti, oltre che sulle tecnologie».
La posizione del sindacato arriva dopo le dichiarazioni del ministro della Salute Orazio Schillaci sulla necessità di aumentare le risorse per il personale sanitario e dopo lo sblocco dei fondi per la diagnostica di primo livello.
Per Snami, l’estensione delle attività dei medici di famiglia deve quindi procedere insieme al riconoscimento delle nuove responsabilità professionali e dell’impegno orario richiesto nei diversi setting dell’assistenza territoriale.