Una donna su tre con tumore dell'ovaio aspetta oltre un anno prima di ricevere una diagnosi. È il dato più allarmante emerso da una survey online condotta nel luglio 2026 su circa 300 pazienti ed ex pazienti da tutta Italia nell'ambito della campagna "Insieme di Insiemi", promossa dalle associazioni ACTO Italia, LOTO OdV, aBRCAdabra, ALTo e Mai più sole, insieme ai gruppi scientifici MITO e MANGO. L'indagine mette in luce come il percorso diagnostico rappresenti ancora una delle principali criticità nella gestione della malattia. Il 46% delle donne intervistate ha infatti dichiarato di aver atteso oltre tre mesi per arrivare alla diagnosi, mentre il 30% ha dovuto aspettare più di un anno. Un ritardo che, secondo gli esperti, interessa soprattutto le pazienti più giovani, nelle quali il sospetto clinico è spesso meno immediato.
"Ogni anno in Italia vengono diagnosticati oltre 5.400 nuovi casi di tumore dell'ovaio, una patologia che colpisce anche le giovani donne", sottolinea Sandro Pignata, direttore della Uoc di Oncologia medica del Dipartimento di Uro-ginecologia dell'Irccs Fondazione Pascale di Napoli e fondatore del Gruppo MITO. "La survey conferma che è necessario investire nell'informazione, favorire diagnosi più tempestive e garantire a tutte le pazienti un accesso rapido ai centri di riferimento, ai test molecolari e ai biomarcatori che guidano la terapia". Tra le criticità emerse c'è anche la gestione del rischio eredo-familiare. Una donna su cinque giudica infatti poco approfondita o insufficiente la valutazione ricevuta, percentuale che sale al 31% tra le pazienti non seguite in un centro ad alto volume. "Il problema oggi non è più se il rischio venga valutato, ma quanto il percorso sia realmente appropriato", osserva Ornella Campanella, presidente di aBRCAdabra. "Servono percorsi strutturati con consulenza genetica e Pdta dedicati, affinché ogni persona riceva lo stesso livello di assistenza indipendentemente dalla Regione in cui vive". Lo studio evidenzia inoltre il valore della presa in carico nei centri ad alto volume. Tra le donne seguite in queste strutture, l'insoddisfazione per il percorso assistenziale si riduce dal 17% al 4%, mentre la quota di chi non riceve alcun supporto scende dal 60% al 36%. Anche la percezione di una valutazione insufficiente del rischio ereditario diminuisce sensibilmente, passando dal 31% al 17%. Persistono però importanti differenze territoriali nei servizi di supporto. Il sostegno psicologico è disponibile per il 54% delle pazienti del Nord, ma solo per il 35% di quelle del Centro e il 34% di quelle del Sud e delle Isole. Parallelamente, quasi una paziente su due nel Mezzogiorno dichiara di non aver ricevuto alcun supporto psicologico, contro il 34% del Nord.
L'indagine richiama l'attenzione anche sulla qualità di vita delle pazienti più giovani. Tra le donne con meno di 45 anni, il 62% afferma di non aver ricevuto informazioni sulla preservazione della fertilità prima dell'inizio delle cure. "Parlare di fertilità deve diventare parte integrante del percorso assistenziale", afferma Marilena Serra dell'associazione Mai più sole. "Le pazienti hanno il diritto di conoscere tutte le opportunità disponibili per preservare la propria fertilità e accedere ai centri dedicati". Infine, oltre la metà delle intervistate, con percentuali comprese tra il 52% e il 61% nelle diverse aree del Paese, indica come priorità un accesso più rapido all'innovazione terapeutica. Per Vincenza Bologna, vicepresidente di ALTo, il dato dimostra "quanto le donne percepiscano l'importanza di poter beneficiare tempestivamente dei trattamenti più avanzati". L'obiettivo, conclude, è ridurre anche gli ostacoli burocratici che rallentano l'introduzione delle nuove terapie nella pratica clinica. Gli organizzatori sottolineano infine che il campione, reclutato attraverso i canali delle associazioni di pazienti, è verosimilmente più informato e più vicino ai percorsi di cura rispetto alla popolazione generale. Per questo motivo, le disuguaglianze e le criticità rilevate potrebbero essere nella realtà ancora più marcate.