Il nuovo bando per il Corso di formazione specifica in Medicina generale 2026, in scadenza il 27 luglio, non sarà sufficiente a colmare la carenza di medici di famiglia. A lanciare l'allarme è la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), secondo cui le oltre 2.600 borse di studio disponibili coprono meno della metà del fabbisogno nazionale, stimato in circa 5.600 professionisti.
"Nel nostro Paese mancano circa 5.600 medici di famiglia rispetto a un rapporto ottimale medico-paziente", afferma il segretario generale della Fimmg, Silvestro Scotti, in un'intervista ad Adnkronos Salute. Un numero che, sottolinea, dovrebbe consentire ai medici di garantire l'assistenza territoriale e, allo stesso tempo, la presenza nelle Case della comunità senza un eccessivo carico di lavoro.
Per Scotti è quindi necessario intervenire con misure straordinarie. "Questi numeri richiedono provvedimenti di emergenza", afferma, chiedendo graduatorie rapide, valorizzazione dei vincitori e l'immediato avvio dei corsi di formazione nelle Regioni per accelerare l'ingresso dei nuovi medici nel sistema.
La situazione, secondo il sindacato, rischia inoltre di aggravarsi nei prossimi anni. Ai pensionamenti previsti si aggiunge infatti il fisiologico tasso di abbandono del corso di formazione. "Tra il primo e il secondo anno il 15-20% dei partecipanti lascia perché supera il concorso per altre scuole di specializzazione", osserva Scotti. "Anche riempiendo tutte le borse disponibili, una quota significativa dei corsisti andrà via per intraprendere altri percorsi".
Il segretario della Fimmg punta il dito anche contro i ritardi con cui vengono pubblicati i bandi regionali, che rendono meno attrattiva la medicina generale agli occhi dei giovani laureati. "Regioni e Ministero continuano a ritardare il bando, senza offrire una programmazione stabile e prevedibile. È difficile attrarre i giovani se non è chiaro quale sarà il loro percorso", afferma, ricordando che l'attuale carenza è il risultato di errori di programmazione risalenti a circa 15 anni fa.
Per invertire la tendenza, conclude Scotti, occorre anche rafforzare il ruolo della medicina generale all'interno del percorso universitario e valorizzare la professione con un sistema retributivo adeguato, che premi merito e raggiungimento degli obiettivi.