Negli Stati Uniti aumenta il numero di persone che convivono a lungo con una diagnosi di tumore grazie ai progressi della medicina di precisione e all’introduzione di terapie sempre più mirate. Secondo l’American Cancer Society, circa 18 milioni di persone con patologie oncologiche sono oggi ancora vive e il 70% dei pazienti sopravvive almeno cinque anni dopo la diagnosi, rispetto a meno della metà negli anni Settanta.
Da sottolineare che una parte importante delle migliorie è attribuita alla crescente comprensione dei meccanismi biologici alla base dei tumori e allo sviluppo di farmaci diretti contro specifiche alterazioni molecolari. Negli ultimi anni sono aumentati anche gli studi clinici che selezionano i pazienti in base a marcatori genetici o mutazioni, una strategia associata a tassi di successo più elevati rispetto agli studi condotti su popolazioni non selezionate.
Particolarmente rilevanti sono i risultati presentati al recente congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), che hanno evidenziato una riduzione del 25% della mortalità per cancro nelle persone tra 15 e 49 anni rispetto al 1990, oltre a nuovi dati su trattamenti in grado di prolungare la sopravvivenza in diverse neoplasie.
Secondo gli esperti, l’analisi genomica dei tumori sarà sempre più centrale nella pratica clinica. «Dovremo esaminare il profilo genomico completo di ogni tumore», ha affermato Julie Gralow, Chief Medical Officer dell’ASCO, sottolineando il ruolo crescente delle strategie terapeutiche personalizzate nello sviluppo dell’oncologia moderna.
Cristoforo Zervos