I risultati a sette anni dello studio internazionale di fase III CROWN consolidano il ruolo di lorlatinib come trattamento di riferimento in prima linea per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) ALK-positivo in stadio avanzato. I dati, presentati al congresso ASCO 2026 e illustrati durante una conferenza stampa organizzata da Pfizer Italia, mostrano un controllo della malattia mantenuto nel tempo, con una sopravvivenza libera da progressione mediana non ancora raggiunta dopo sette anni di follow-up.
Lo studio ha arruolato 296 pazienti, randomizzati a ricevere lorlatinib o crizotinib come trattamento di prima linea. Al follow-up mediano di sette anni, il 55% dei pazienti trattati con lorlatinib risultava vivo senza progressione della malattia, rispetto al 3% del gruppo di confronto. Il trattamento ha inoltre ridotto dell'81% il rischio di progressione o morte e del 94% il rischio di progressione intracranica, confermando una protezione duratura nei confronti delle metastasi cerebrali.
«I dati presentati quest'anno all'ASCO rappresentano il follow-up a sette anni dello studio CROWN nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule ALK-positivo in stadio avanzato», ha spiegato Silvia Novello, professoressa ordinaria di Oncologia Medica dell'Università degli Studi di Torino e responsabile della Struttura di Oncologia Medica dell'AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano. «Possiamo dire che si tratta di uno dei risultati più brillanti raggiunti nell'oncologia toracica. A distanza di sette anni la sopravvivenza libera da progressione mediana non è ancora stata raggiunta. Il farmaco ha inoltre dimostrato un buon profilo di tollerabilità e una protezione nei confronti delle localizzazioni cerebrali, una delle sedi metastatiche più frequenti in questi pazienti».
Secondo Novello, questi risultati «confermano lorlatinib come standard di cura» e rappresentano un elemento di rassicurazione sia per il clinico sia per il paziente, anche perché il farmaco è già disponibile nella pratica clinica.
Anche Federico Cappuzzo, direttore dell'Oncologia Medica dell'IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, ha sottolineato il valore del follow-up a lungo termine. «Per la prima volta nella storia del tumore del polmone abbiamo un farmaco in grado di impedire la progressione della malattia e lo sviluppo di metastasi encefaliche», ha affermato. Lo specialista ha ricordato che il riarrangiamento del gene ALK interessa circa il 3-5% dei tumori polmonari non a piccole cellule e caratterizza frequentemente pazienti più giovani e non fumatori.
Il carcinoma polmonare non a piccole cellule rappresenta circa l'80-85% di tutti i tumori del polmone. Le linee guida raccomandano la ricerca sistematica dei principali biomarcatori molecolari, compreso il riarrangiamento di ALK, nei pazienti con malattia avanzata, poiché l'identificazione di questa alterazione consente l'accesso a terapie mirate che hanno modificato in modo sostanziale la prognosi della malattia.
Secondo gli autori dello studio, la persistenza del beneficio osservata dopo sette anni suggerisce che un controllo prolungato della malattia possa consentire, in una quota crescente di pazienti con NSCLC ALK-positivo avanzato, un'evoluzione verso una condizione cronica, pur in presenza di un monitoraggio clinico continuativo.