Clinica
Oncologia
15/06/2026

Tumore al polmone, 14 proteine nel sangue identificano i soggetti a rischio

Uno studio individua una firma biologica dell'infiammazione polmonare pre-tumorale e apre la strada a strategie di prevenzione farmacologica mirata

provette ricerca

Identificare i soggetti a rischio di carcinoma polmonare con oltre cinque anni di anticipo rispetto alla diagnosi, attraverso un semplice prelievo venoso. È questo l'obiettivo di un ampio studio internazionale pubblicato sulla rivista Cell, coordinato da UCL e Francis Crick Institute nell'ambito del TRACERx lung cancer studies. I risultati aprono scenari inediti per la stratificazione del rischio oncologico e per lo sviluppo di interventi preventivi farmacologici mirati.

I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di oltre 48.000 soggetti della UK Biobank attraverso tecniche di machine learning, identificando 14 proteine plasmatiche chiave in grado di predire una futura diagnosi di tumore al polmone.

Oltre a variabili già note (età, abitudine al fumo, storia di malattia respiratoria) l'analisi le proteine chiave i cui livelli risultavano costantemente più elevati nei soggetti che avrebbero successivamente sviluppato la malattia. La firma è stata validata in otto dataset mondiali. Non si tratta di marcatori tumorali classici: l'analisi della firma proteica suggerisce che essa non origina dal tumore stesso, ma riflette un ambiente polmonare infiammato e alterato che precede l'insorgenza del cancro.

I livelli della firma proteica sono risultati costantemente più elevati nelle persone che avrebbero successivamente sviluppato un tumore polmonare. I risultati sono stati validati in otto dataset provenienti da diverse aree del mondo. La solidità della scoperta è ulteriormente rafforzata dall'inclusione nella casistica di soggetti non fumatori. 

L'aspetto forse più rilevante sul piano fisiopatologico riguarda l'origine della firma proteica. L'analisi suggerisce che le 14 proteine non siano espresse dal tumore stesso, ma riflettano uno stato pro-tumorale che può essere innescato da fattori come l'inquinamento atmosferico o il fumo di sigaretta.

Ricerche precedenti dello stesso gruppo avevano già dimostrato come l'inquinamento atmosferico possa indurre carcinogenesi polmonare anche in soggetti non fumatori. Il nuovo studio mostra che l'esposizione a inquinanti aumenta sia i livelli della firma proteica sia il numero di cellule polmonari anomale associate allo sviluppo precoce del cancro. Questo dato amplia significativamente la platea dei soggetti potenzialmente a rischio, spostando la riflessione clinica al di là della sola storia tabagica.

La ricerca non si limita alla predizione del rischio, ma esplora anche possibili target di intervento. I Nei partecipanti con livelli elevati della firma proteica, il sottogruppo a maggior rischio, il trattamento con canakinumab ha dimezzato circa il rischio di sviluppare tumore al polmone rispetto ai non trattati.

Il Professor Charles Swanton, autore dello studio spiega: "Farmaci come le statine hanno trasformato la prevenzione delle malattie cardiovascolari, usati per trattare soggetti con LDL elevato. Ma non abbiamo ancora un marcatore di rischio analogo all'LDL, né una 'statina' per il tumore al polmone. In clinica vediamo ogni giorno l'impatto di una diagnosi tardiva; quindi, essere in grado di identificare le persone a maggior rischio e intervenire prima che la malattia si sviluppi è cruciale".

Per il clinico, i dati suggeriscono alcune riflessioni operative. I programmi di screening attualmente disponibili per il carcinoma polmonare, basati prevalentemente sulla TC a bassa dose, sono indirizzati a forti fumatori in fasce d'età definite. L'identificazione di una firma biologica capace di anticipare il rischio con oltre cinque anni di anticipo potrebbe cambiare radicalmente l'approccio alla prevenzione, consentendo di intervenire prima che il tumore si sviluppi, anche in soggetti non fumatori o esposti a elevati livelli di inquinamento. 

Saranno necessari studi clinici prospettici per tradurre questa scoperta in protocolli applicabili nella pratica. Tuttavia, il concetto di stratificazione del rischio attraverso una firma proteica ematica semplice, accessibile e validata rappresenta una direzione di ricerca che merita attenzione crescente da parte di tutta la comunità medico-scientifica chiamata a identificare i soggetti candidati a sorveglianza intensiva

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