Clinica
Tumori
29/06/2026

Leucemia dopo trapianto allogenico: i meccanismi di evasione immunitaria causa di recidiva

Nel 15,6% dei casi le cellule leucemiche perdono molecole HLA, diventando invisibili al sistema immunitario del donatore. Pubblicato un algoritmo predittivo basato sul profilo genetico di paziente e donatore

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Uno studio pubblicato su Journal of Oncology chiarisce uno dei meccanismi centrali con cui le leucemie acute riescono a recidivare dopo trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, e propone nuovi criteri per la selezione del donatore e per l'orientamento terapeutico in caso di recidiva.

Il lavoro, guidato dal consorzio HLALOSS guidato dal San Raffaele coordinato dal prof. Luca Vago, ha coinvolto l'Unità di Immunogenetica, Genomica e Immunobiologia delle Leucemie, l'Unità di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo dell'IRCCS Ospedale San Raffaele e il CUSSB – University Centre for Statistics in the Biomedical Sciences dell'Università Vita-Salute San Raffaele, con un'analisi condotta su 533 recidive di neoplasie ematologiche dopo trapianto allogenico, raccolte in 27 centri distribuiti in 7 Paesi.

In Italia si registrano circa 15.600 nuove diagnosi di leucemia ogni anno, con un'incidenza di 3-4 casi/100.000/anno per la LMA e circa 2 casi/100.000/anno per la LLA. La sopravvivenza a cinque anni si attesta intorno al 30% per la LMA negli adulti — con risultati migliori nei pazienti più giovani — e al 60-70% per la LLA. Il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche rimane tra le principali opzioni terapeutiche nei casi ad alto rischio. La sua efficacia si basa in parte sul fenomeno del graft-versus-tumor, attraverso cui le cellule immunitarie del donatore riconoscono e attaccano le cellule leucemiche residue. Nonostante questo meccanismo, la recidiva post-trapianto resta la principale causa di morte nei pazienti sottoposti alla procedura.

Il prof. Vago richiama le origini di questa linea di ricerca: «Già oltre quindici anni fa avevamo dimostrato come la perdita di specifiche molecole HLA da parte delle cellule leucemiche rappresenti un meccanismo chiave di evasione immunitaria dopo trapianto. Abbiamo chiarito in modo sistematico quanto spesso avviene questa perdita di HLA, in quali condizioni è più probabile e quali sono le conseguenze cliniche. Si tratta di un vero e proprio meccanismo di evasione immunitaria.»

L'analisi ha documentato che in circa il 15,6% dei casi le cellule leucemiche perdono specifiche molecole HLA che permettono al sistema immunitario di distinguere le cellule proprie dell'organismo da quelle estranee da eliminare. Quando le cellule tumorali non esprimono più gli HLA che le rendono riconoscibili come estranee, diventano invisibili alle cellule immunitarie del donatore, sfuggendo all'attacco immunitario e continuando a proliferare. 

Per tradurre l'osservazione in uno strumento di utilità clinica, i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo informatico in grado di prevedere il rischio di perdita di specifici HLA sulla base delle caratteristiche genetiche di paziente e donatore. Lo strumento potrebbe assistere i centri trapianto nella valutazione più precisa del rischio di recidiva con perdita di HLA, orientando la selezione verso donatori con una configurazione immunogenetica meno favorevole all'evasione della leucemia.

I risultati orientano verso un approccio sempre più personalizzato, sia nella scelta del donatore sia nelle strategie terapeutiche post-recidiva, con l'obiettivo di anticipare e contenere il rischio di fallimento del trapianto. Come commenta Vago: «Questo lavoro rappresenta un passo importante verso una medicina più precisa anche nel contesto del trapianto allogenico. Integrare in modo sistematico le informazioni immunogenetiche nella pratica clinica ci permetterà non solo di selezionare in maniera più consapevole il donatore, ma anche di accompagnare ogni paziente con strategie sempre più mirate nel momento più delicato del suo percorso di cura.»

Il prof. Fabio Ciceri aggiunge: «Per chi affronta una leucemia, la possibilità di comprendere meglio i meccanismi della recidiva significa poter offrire non solo nuove opzioni terapeutiche, ma anche maggiore fiducia nel percorso di cura. È in questa direzione che la ricerca deve continuare a muoversi: trasformare conoscenze complesse in strumenti concreti per migliorare la vita dei pazienti.»

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