L'accordo sulla presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità potrebbe arrivare in tempi brevi. Lo ha affermato il ministro della Salute Orazio Schillaci a margine del 26° Congresso nazionale Anaao Assomed, all'indomani dell'approvazione da parte del Comitato di settore Regioni-Sanità dell'atto di indirizzo che avvia il percorso per il rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale della medicina generale.
Il documento approvato dalle Regioni prevede che i medici di medicina generale svolgano nelle Case di comunità fino a sei ore settimanali per 48 settimane all'anno. L'obiettivo dichiarato è garantire la piena operatività delle strutture previste dalla Missione 6 del PNRR e rafforzare l'assistenza territoriale.
"Ci stiamo lavorando e credo che troveremo l'accordo con i medici di medicina generale", ha dichiarato Schillaci. Secondo il ministro, nelle Case di comunità dovranno operare anche altre figure professionali, ma il ruolo dei medici di famiglia resta centrale. "Per noi è importante assicurare la presenza dei medici di famiglia all'interno delle Case di comunità: sono i professionisti che conoscono meglio i cittadini e possono dare un grande contributo".
Sui tempi della trattativa, Schillaci ha sottolineato la necessità di procedere rapidamente. "Dobbiamo riuscire a farlo nel minor tempo possibile per rispettare non solo gli impegni con l'Unione europea, ma anche per dare una sanità moderna ai cittadini". Riguardo all'ipotesi delle sei ore settimanali, il ministro ha aggiunto che "dai conti che abbiamo fatto dovrebbero essere sufficienti", precisando però che i dettagli sono ancora oggetto di confronto.
Un'apertura al negoziato è arrivata anche dalla Federazione italiana medici di medicina generale (FIMMG). Il segretario generale Silvestro Scotti ha definito il passaggio all'atto di indirizzo "il ritorno alla sede in cui le condizioni di lavoro dei medici di medicina generale devono definirsi, cioè la contrattazione".
Secondo la FIMMG, il tema non deve essere interpretato come un nuovo debito orario per i professionisti. "Va detto con chiarezza: non si tratta di un debito orario, ma di prestazioni aggiuntive riconosciute e retribuite, ancorate a funzioni definite e a risorse certe", ha affermato Scotti.
Il sindacato ha inoltre ribadito la disponibilità a lavorare per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR. "Se le Case di comunità restano strutture vuote, a fallire non è un obiettivo di parte, ma la scommessa che l'Italia ha fatto con l'Europa attraverso il PNRR e la tenuta stessa dell'assistenza territoriale", ha dichiarato Scotti, annunciando la disponibilità della Federazione a lavorare fin da subito per centrare le scadenze previste e successivamente aprire il confronto sul rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale 2025-2027.